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Dalle note di regia: "Creare oggi un melodramma degli anni '50, interpretarlo e presentarlo così, nel mezzo dell'epoca attuale, in cui c'è la mania di pompare adrenalina, può lasciare perplessi. Eppure i più forti melodrammi sono quelli senza apparenti cattivi, nei quali i personaggi finiscono col farsi involontariamente male a vicenda, solo per soddisfare i propri desideri. Imporre all'apparente innocenza degli anni '50 temi come il razzismo e la sessualità, entrambi delicati, significa rivelare quanto ancora oggi questi temi siano delicati - e quanto l'attuale clima di compiacente stabilità sia simile a quello dell'epoca passata."
"Caso critico dell'anno, il film di Todd Haynes (suo lo splendido e incompreso 'Velvet Goldmine') è la rilettura senza censure dei documentari di Douglas Sirk, autore di cui cita apertamente 'Secondo amore'. Colore saturo, abiti new look, omaggio magistrale al vecchio technicolor. Già decretato cult movie". (Piera Detassis 'Panorama', 5 dicembre 2002)
" 'Lontano dal Paradiso' mostra l'altra faccia dell'America, quella puritana, razzista, sciovinista, sposandone al contempo l'immagine idealizzata dal cinema, ma solo per mostrare con maggior evidenza il rovescio della medaglia. Con la sua operazione di alta filologia che, si capisce, ha mandato in visibilio i critici di mezzo mondo, Todd Haynes va insomma a ingrossare le fila dei cineasti che rifanno il grande cinema del passato assumendone le forme ma ribaltandone i valori - pensiamo a 'L'uomo che non c'era' dei Coen, al sottovalutato 'Pleasantville' di Gary Ross, a 'Otto donne e un mistero' di Franäois Ozon". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 dicembre 2002)
"A pensarci bene, il melò di Haynes non è destinato al pubblico ristretto dei cinefili consumatori di vhs e dvd, ma a una platea molto più vasta e in continua espansione: quella dei nostalgici del bel tempo che fu. E' come se Todd invitasse lo spettatore a un viaggio nel passato, lontano dai clamori e dalle furie di un presente di attentati e guerre che lo spaventa. Però: ricordiamo male oppure quelli erano i tempi della guerra fredda, costantemente affacciati sul bordo della catastrofe nucleare?". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 dicembre 2002)
"Girato come un melodramma vecchio stile (Douglas Sirk), 'Far from Heaven' di Todd Haynes, interpretato alla grande da Julianne Moore, è stato uno dei più applauditi alla Mostra. Come spettatore non privo di traumi infantili (ancora mi perseguita il fantasma di Jane Wyman, modello più volte citato) sono restato freddo, inerte, per nulla coinvolto". (Claudio Carabba, 'Sette', 9 dicembre 2002)
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