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"(...) Ci sarebbe piaciuto che il film proseguisse sul filo del rasoio tra il cinismo ostentato del ricercatore americano, deluso da una precedente spedizione alla scoperta dello Yeti, e la silenziosa devozione dei nativi al mito indimostrabile: senza distribuire ragioni e torti. Ma il cinema è uno spettacolo popolare, anche quando suscita implicazioni pensose, e in casi come questo bisogna accontentarsi del divertimento che può fornire una favola d'ordinaria amministrazione: dove Danson, dopo aver fatto naufragio nel lago sotto i colpi di una creatura non identificata, ritrova l'entusiasmo del ricercatore anche per amore dell'albergatrice Joely Richardson, madre della streghetta Kirsty Graham che, a 7 anni, la sa più lunga di tutti". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 6 luglio 1996)
"È un film con messaggio ecologico e antiscientista incorporato, scritto e diretto nella più stretta osservanza delle regole hollywoodiane Portateci pure i bambini". (Morando Morandini, 'Il giorno', 1 luglio 1996)
"Più che agli effetti speciali, o agli alti e bassi di una vicenda d'amore piuttosto convenzionale, il film girato sui luoghi veri si affida alla suggestione dell'ambiente: da quel lago che sembra un canale scavato fra le montagne ci si attende davvero di veder affiorare qualcosa di imprevisto... In tale cornice risalta la problematica dell'operazione: i misteri della natura andrebbero scoperti e rivelati, come vuole la scienza, o prudentemente protetti come sembrano indicare le più recenti conclusioni dell'ecologia?" (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 6 luglio 1996)
"Gradevole commedia di incommensurabile quanto voluta ingenuità, che prendendo spunto da un indistruttibile mito britannico, scivola via tra ecologia e sentimento, strizzando l’occhio al pubblico infantile: l’amore, ragazzi miei, batte la scienza. Ben più dell’inafferrabile mostro merita di finire in fondo al lago l’irritante bambina". (Massimo Bertarelli, ‘Il giornale’, 23 dicembre 2000)
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