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Live! - Ascolti Record Al Primo Colpo Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-05 11:32:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Giudizio: OOOOO

"Dal Colosseo... alle folle a Parigi che venivano a vedere la ghigliottina, gli uomini sono sempre stati affascinati dalla morte e, più importante, dal fatto di assistere alla morte". Parola di Katy Courbet (Eva Mendes), produttrice del reality più estremo mai realizzato: una roulette russa in diretta, con sei partecipanti (un surfista spirito libero; un padre con figlio e azienda malati; un'aspirante attrice; una performer femminista; un latino gay; un laureato afroamericano) pronti a morire per cinque milioni di dollari. Scritto e diretto dall'esordiente alla finzione Bill Guttentag, già premio Oscar per i corti documentari Twin Towers (2003) e You Don't Have to Die (1989), interpretato da un'ottima Eva Mendes (anche produttrice esecutiva) e David Krumholtz (il Rex di Num3ers) nei panni del regista che sta girando un doc sullo show, Live! Ascolti record al primo colpo è un interessante mockumentary, il più interessante di un genere negli ultimi anni sulla cresta dell'onda, da Death of a President a Borat fino a JCVD. Al centro, l'eterna battaglia televisiva, e più in generale dello showbiz, tra indici d’ascolto e moralità, in un mix serrato ed emozionante: finirà, anzi no, con una doppia tragedia, un suicidio-omicidio in diretta, dopo aver stracciato audience e share di ogni Superbowl, per tradizione l'evento più seguito del piccolo schermo Usa. Se per il critico del Corriere Aldo Grasso, il reality è "discutibile per tanti versi ma anche interessante. Per la sua straordinaria, balzachiana capacità di entrare in corto circuito con la realtà, per essere, nella sua irrealtà, più vero del vero", Live! dimostra quanto sia reale il confine, per giunta ormai raggiunto dalle varie "real-tv", dell'irrealtà: uno sparo alla tempia, a uso e consumo dei Cesare sulla poltrona: morituri te salutant… Nella stupida corsa all'inedito, la morte ora corre "viva" (live) in diretta. E' forse l’ultimo stratagemma possibile per una fratellanza catodica universale: piccoli Big Brother crescono...

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Live! - Ascolti record al primo colpo
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-06 10:00:46
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Cosa c'è di più 'vero” della morte!

Live! racconta la storia della dirigente televisiva Katy Courbet (Eva Mendes) e del folle programma da lei inventato.

Ossessionata dagli indici di ascolto e dalla competizione con gli altri network sul terreno dei reality show, la Courbet concepisce lo spettacolo più estremo mai pensato prima: il gioco della roulette russa in prima serata. Per mandarlo in onda dovrà forzare leggi, le interpretazioni della costituzione americana, convincere inserzionisti pubblicitari e vincere le resistenze dei suoi dirigenti.

Finalmente nello studio si accendono le telecamere: sei concorrenti, per denaro, per fama o semplicemente per provare delle sensazioni forti, sono disposti a rischiare la vita. Per cinque di loro sarà la ricchezza; per uno invece la morte in diretta...

Una preziosa riflessione sui nostri mali

Un film non proprio recente questo del bravo Bill Guttentag, presentato nel 2007 al Festival di Tribeca. Il realizzatore di documentari, vincitore dell'Academy Award, porta il suo stile incisivo in questo esordio nel cinema di narrazione. Live! è una satira che esamina le complessità del giudizio morale e dei valori contemporanei dopo l'avvento di quel fenomeno sociale conosciuto come reality show. La storia è intrisa di una ironia pungente, tipica del buon cinema indipendente statunitense.

Lo stile documentaristico cattura il caos della vita dietro le quinte di uno show televisivo e della suspense del gioco, mentre vengono messe alla berlina l'ossessione per la notorietà e la necessità di sopravvivenza, sia a livello fisico che etico, in un medium che non fa che abbassare costantemente i suoi standard qualitativi nella perenne sfida di un pietoso sensazionalismo verso il record di spettatori. Così facendo, si instaura un suggestivo discorso metafilmico che conferisce un notevole spessore intellettuale alla pellicola, in virtù della ironica messa in scena di un falso documentario su un reality show, a dimostrazione di come il mezzo televisivo possa essere solo ingannatore. Ragion per cui, da un semplice punto di vista semantico, il termine stesso reality show risulta assurdo se accostato alla menzogna televisiva.

Una altro aspetto importante affrontato nel film è quello legato al mondo dietro la macchina da presa. Ovvero, quell'ambiente meschino popolato di autori televisivi senza un briciolo di cultura, avvocati arrivisti e dirigenti sprovvisti di coscienza.

Guttentag mette in luce il vero spirito americano di oggi: un popolo malato di adrenalina e sesso, ossessionato dal successo. Si ridicolizza quel paese che forse all'indomani di due rovinose guerre, che avevano messo in ginocchio il mondo intero, poteva incarnare quei valori di progresso e speranza che i nostri nonni ricercavano in un mondo nuovo. Tuttavia, l'America odierna è ben diversa da quella degli Anni 40 e '60. Anche se noi europei non abbiamo certo il diritto di sentirci migliori, poiché da decenni ormai seguiamo e talvolta anticipiamo le degenerazioni della società USA. Un film perciò che, se capito fino in fondo, fa venire i brividi, poiché il messaggio di Live! risiede nello smascheramento della posticcia verità televisiva, la quale, nel momento di massima necessità, per sopravvivere non esiterà a dare in pasto al pubblico l'unico 'spettacolo” che non può essere tacciato di falsità: la morte di un essere umano. E per cosa, poi: ideali, amore? No, solo per soldi, ovviamente.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Live! - Ascolti Record Al Primo Colpo
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-09-17 04:19:18
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Rozzo, superficiale, grossolano. Sgradevole. Affonda nella melma che ha l'aria di stigmatizzare con il trucco di proporsi come (finto) reportage. Spinto fino a chiudersi sulla dedica "alla memoria di Katy Courbet", cioe il personaggio assatanato di Eva Mendes. (...) Di certo qualcuno sosterra invece lo spessore di un vibrante apologo." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 06 marzo 2009) "Concentrata sull'idea forte, la trama sbanda negli sviluppi: ciance bollite su ipocrisia e liberta di espressione, banalita di marketing e teleproduzione spacciate per intuizioni geniali e si va in onda - 5 pallottole per 6 morituri su pedane/caricatore - senza immaginare che il suicida potrebbe restare ultimo o quanto sia rischioso armare gli esaltati. Share oltre il 50%, battuto il Super Bowl. Poiche scrive e dirige un premiato documentarista, riecco il consumato espediente della telecamera a mano. Poiche trattasi di sottosottomoralista film yankee, il finale sara non solo pentito ('Mio Dio, cos'ho fatto?!'), ma anche punitivo. Da noi, trovare una conduttrice cinica/vera, intalpita tra amici, o isolata in fattoria, era un attimo." (Alessio Guzzano, 'City', 06 marzo 2009) "Girato come un finto documentario, tutto in soggettiva da un filmaker destinato anch'egli a vendersi l'anima, il film-medium ha il difetto-base di confondersi col messaggio, utilizzando lo stesso sensazionalismo viscerale, per cui e facile, per lo spettatore, fare i conti morali con una materia pericolosa, contagiosa e così attuale. Può darsi che si sia gia al settimo potere (quello incontrollato di YouTube), intanto e chiaro che si parla di qualcosa che ci riguarda da vicino.Due domande: perche la signorina tiene nel suo ufficio il poster di 'La dolce vita'? E non sa che nella roulette russa si fa girare ogni volta il tamburo della pistola, non ha visto il cacciatore? Sono peccati veniali in un documento d'ipertensione filmica e socio-arteriosa diviso equamente in due terzi di preparazione, con liti in ufficio sull'etica video, e uno di show in cui l'adrenalina vince. Ma e proprio questo schema elementare, spesso vicino al ridicolo, che finisce nell'annunciata coscienza, il limite dell' operazione, il suo essere trash nel senso di materiale grezzo, non lavorato psicologicamente: gli manca un po' di distacco." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 marzo 2009) "Il film li racconta attraverso falsi spot e biografie che ricordano in modo sinistro le campagne elettorali americane, sia quelle viste al cinema, sia quelle reali. Dove il film convince molto meno, e nella messinscena dell'immaginaria rete tv (anche il funzionamento del reality, così come lo si vede nel film, e inverosimile: visto che c'e una sola pallottola in una pistola a tamburo, che succederebbe se il primo concorrente la trovasse e si sparasse in testa.. . in barba agli altri 5?) e nel vetusto espediente di far seguire Katy da un'onnipresente videocamera che registra tutti i suoi movimenti, e che quindi sta 'girando' il film stesso che stiamo vedendo. Dopo 'Truman Show', 'Ed TV' e il recente, clamoroso 'Coverfield' simili espedienti narrativi andrebbero proibiti." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 6 marzo 2009) "Da un cineasta ammirato e 5 volte candidato all'Oscar (con due vittorie) per i corti documentari, un film che condanna il cinismo del mondo televisivo con controllata freddezza. Sempre più efficace con lo scorrere dei minuti (ottimi gli attori) e con Eva Mendes che sovverte la sua immagine sex symbol per diventare una femme fatale che seduce senza sesso, ma solo con il profumo del successo. Brava e coraggiosa. Molto poco visto negli Usa. Forse hanno avuto paura del loro, nostro, futuro." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 marzo 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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