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Little Miss Sunshine Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-09-27 14:28:00
Provider
Cinematografo
Recensione
La tragicomica avventura della famiglia Hoover, una combriccola di bizzarri personaggi che a bordo del loro pulmino Volkswagen accompagnano la piccola Olive, sette anni, al concorso di bellezza che dà il titolo al film scritto e diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris. Dell’allegra - ma non troppo - brigata fanno parte papà Richard, votato al successo e condannato alla sconfitta; mamma Sheryl, incline al “buonismo” educativo, e il fratello Frank, esegeta proustiano e, tra le altre cose, fresco di tentativo di suicidio; l'adolescente Dwayne, cultore di Nietszche e muto per scelta; il nonno, espulso dalla casa di riposo per abuso di sostanze stupefacenti e non solo... Costato otto milioni di dollari, uscito negli Stati Uniti in sole sette sale, Little Miss Sunshine ne ha poi conquistate millecinquecento, totalizzando oltre quarantadue milioni al botteghino stelle & strisce. Grazie al passaparola, su scala globale: ottima resa in Gran Bretagna e guadagni stratosferici in Francia. Ora tocca a noi: sapremo - vorremo? - apprezzare un road-movie non politically-correct, che elogia la famiglia, seppur estremamente sui generis, e soprattutto i loser, ovvero i perdenti. Ottimi interpreti, su tutti Greg Kinnear nei panni di Richard, soundtrack strepitosa e sceneggiatura senza sbavature, e poi che costumi: la piccola Olive in shorts, stivaloni rossi e ventre prominente è da antologia. Da tempo, non si rideva così - bene - al cinema: un apologo sui perdenti assolutamente imperdibile.

Copyright © Cinematografo 2006.

Film
Little Miss Sunshine
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-17 04:01:18
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Come nei film di Alexander Payne ("A proposito di Schmidt", "Sideways"), cui fa pensare, il viaggio avrà un valore terapeutico. Se all'inizio i personaggi sono chiusi nelle rispettive nevrosi, l'esperienza li induce a trasgredire le proprie regole e ad aiutarsi. L'evoluzione della sceneggiatura segue le peripezie degli Hoover, fino a una presa di coscienza non imprevedibile ma in sintonia col partito-preso umanista del film; che, nell'epilogo, cede però troppo alle tentazioni moralistiche e caricaturali. A discarico, bisogna dire che il concorso (riprese autentiche), in cui sfilano bambine con trucco e atteggiamenti provocanti da adulte, è qualcosa di autenticamente grottesco. Peggio. Di agghiacciante." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 22 settembre 2006) "Rivelazione al Sundance e a Locarno, una commedia cinica e intelligente, divertente e amara che mette una bomba sotto una stravagante famiglia ma poi tenta di ricucire. Chissà. (...) Commedia sfrontata e farsesca dove tutti perdono pezzi, ma non perde colpi la serrata regìa coniugale di Dayton e Faris con un magnifico cast di caratteri, da Greg Kinnear, che passa il ruolo di gay a Steve Carrell, Toni Collette, Alan Arkin, la bimba prodigio e incubo Abigail Breslin. Film sorpresa, da non perdere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 settembre 2006)

Copyright © Cinematografo 2007.


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