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L'Isola Del Tesoro Recensione

"L'Isola Del Tesoro" recensioni

Scheda Film
L'Isola Del Tesoro
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:38:35
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Il film è di ricalco, riporta un soffio di nostalgia piratesca, frequenta un poco il western, ha una iniziale mezz'ora di troppo, ed infine prende il mare. Niente che non appartenga al repertorio consumato del cinema di avventure, compresi la tempesta, gli sguardi truci, gli alti tradimenti, i denti cariati e i foulard casual, da bucaniere. Naturalmente svaghi tecnici, mare aperto, e attori consumati: accanto ad Heston, costretto a dire di avere 50 anni, ci sono l'ex Dracula Christopher Lee, qui cieco, e Oliver Reed. Ma il film si rispecchia nello sguardo giovane e biondo di Christian Bale, ritrovato adolescente dopo 'l'Impero del sole" spielberghiano." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 3 Giugno 1990)

"Chi ha avuto l'ultima possibilità di spezzarsi la schiena sui sedili di legno degli oratori masticando stringhe eterne davanti agli ultimi passaggi di 'L'isola del tesoro' di Victor Fleming (1934) proverà imbarazzo: in questa nuova versione per il grande schermo del romanzo di Stevenson, pubblicato per la prima volta nel 1833, la realizzazione del racconto e la trasposizione in immagini della pagina è talmente convenzionale che libera odori di antico cinema di genere, compitato, rude nei particolari, ancora inesperto nell'invenzione furba, e quindi all'adulto genera speculativa tenerezza. Nello stesso tempo la freschezza dei colori, l'immagine spaziosa, il dettaglio fotograficamente fedele e fascinosamente iperreale ci risvegliano. E allora si cerca l'invenzione, qualcosa che giustifichi lo spettacolo oggi. Invece il figliolo del vecchio Heston, delegato alla regia del babbo, ci lascia proprio in imbarazzo davanti al manierismo. Resta da vedere cosa ne penseranno i ragazzini, cresciuti tra i dettagli cosmici di 'Guerre stellari' e la suspense del Meraviglioso cinematografico di 'Indiana Jones' e 'I goonies'. Insomma: oggi al cinema si può fare 'L'isola del tesoro' senza chiamarsi Stevenson." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 7 Giugno 1990)

"E' una delle tante imprese affrontate da un padre divo anziano per offrire occasioni spettacolari al figlio: Charlton Heston recita la parte di Long John Silver, suo figlio Fraser C. Heston debutta nella regia, è sceneggiatore e produttore del film. Come in tanti telefilm, ci sono anziani attori famosi in piccole parti: Oliver Reed grassissimo con capelli, baffi e barba bianchi, Christopher Lee sfigurato e accecato, Richard Johnson invecchiato tra merletti e scemenza aristocratica. Come capita al cinema, i temi etici vengono spazzati via: nel romanzo l'alto prezzo di sangue pagato per impadronirsi del tesoro seguita a perseguitare il ragazzo negli incubi; nel film, ogni dubbio morale sparisce." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 9 Giugno 1990)

"Niente voli, nessuna invenzione, né narrativa né stilistica. La cornice corrisponde al libro, con tendenza all'oleografia, l'avventura è scandita quel tanto che serve per far palpitare le platee (specie se di giovanissimi), i personaggi, legati ai caratteri persino troppo celebri che debbono proporre, non accettano mai una sola variazione, semmai, in qualche momento, risultano solo un po' più coloriti del dovuto perché l'intrusione di Billy Bones nella vita di Jim si proponga con accenti quasi truci e l'arrivo, subito dopo, del cieco Pew, sconfini nell'orrore. Non a caso, difatti, i due figuri li interpretano degli attori che quando c'è da strafare sono sempre pronti: Oliver Reed, nel disegno torvo di Billy Bones e Christopher Lee in quello addirittura fosco del cieco Pew, con tutto il frastuono di circostanza. In compenso il cattivo Long John Silver ha i tratti spesso anche un po' nobili di Charlton Heston e a Jim presta il suo volto quel ragazzino tanto apprezzato tempo fa nell'Impero del Sole, Christian Bele, cresciuto e saggio, in rappresentanza di quei buoni che, almeno nei romanzi dell'Ottocento, alla fine vincono sempre. La fotografia è bella, l'Hispaniola è anche più bella. Forse la riconoscerete: è lo stesso veliero degli 'Ammutinati del Bounty'. Al cinema niente si perde." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 26 Luglio 1990)

Copyright © Cinematografo 2006.



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