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"Per alcuni versi influenzato da 'Amadeus' di Milos Forman, il Beaumarchais di Molinaro ha in comune con il grande musicista oltre a 'Le nozze di Figaro', quell'aria istrionica e folle, ma perde completamente quell'aspetto decadente e goticheggiante del Mozart di Forman. Saldo, invece, sulla linea carnevalesca, Molinaro ci offre una piacevole ed elegante commedia, impeccabile dal punto di vista formale, ma che dimentica le giuste proporzioni biografiche e storiche sul piano del contenuto. Il suo Beaumarchais è troppo scopertamente una figura allegorica, portatrice degli ideali della Rivoluzione francese; un Figaro che ha preso vita, ma in cui ancora si scontrano l'uomo e il personaggio. Purtroppo Molinaro viene tratto in inganno da questo binomio e non coglie il ruolo e la funzione reale che il suo personaggio ebbe all'interno delle vicende rivoluzionarie, quello cioè dell'orologiaio che si accorse che le idee in Francia viaggiavano con uno spaventoso ritardo e volle riportare avanti gli orologi. Molinaro non mostra che in parte questo ideale, rendendo, quindi, giustizia solo a metà al grande Beaumarchais". (Domenico Gigante, 'Film')
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