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Lezioni Di Volo Recensione

"Lezioni di volo" recensioni

Scheda Film
Lezioni di volo
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-03-24 18:00:16
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Perdersi in India

Pollo e Curry sono due amici adolescenti che, bocciati alla fine dell'anno scolastico, decidono di fare un viaggio in India, paese d'origine di Curry, con il benestare dei genitori di entrambi. Derubati di denaro e documenti poco dopo il loro arrivo, troveranno aiuto in Chiara, che li accoglierà nel piccolo centro di soccorso dove lavora come medico: qui i due ragazzi faranno la prima importante esperienza lontano da casa, fra tentativi di comprendere la realtà indiana (Curry che si avvicina alle tradizioni della sua terra) e una cotta breve ma intensa (quella di Pollo per Chiara).

Un viaggio di formazione

Torna Francesca Archibugi con una nuova storia di confine: il confine fra l'adolescenza e la vita adulta, fra la passata spensieratezza e le nuove responsabilità. Il viaggio di Pollo e Curry in India è chiaramente un percorso di formazione, un'esperienza dalla quale acquisire gli strumenti per i viaggi futuri, per crescere; vere e proprie 'lezioni di volo”, insomma, per usare la metafora del titolo. Ma stando alle parole dell'autrice, i due ragazzi nel viaggio non trovano sé stessi: di certo però conquistano una consapevolezza inedita, si rendono conto di quanto sia necessaria l'esperienza, ed affrontano l'uno il passato (Curry che scopre le proprie origini), l'altro il futuro (l'iniziazione sessuale di Pollo).

C'è da dire che Francesca Archibugi adotta soluzioni forse un po' troppo facili, come il lutto che colpisce Pollo forzandolo a crescere in fretta ed a prendersi le proprie responsabilità; però il suo sguardo sulla realtà indiana non scivola mai nel patetismo, né nel compatimento più ricattatorio. Attraverso una dolcezza ed una partecipazione tutta femminile, riesce a descrivere con tatto sia i turbamenti dell'adolescenza che la fugace storia d'amore fra Pollo e Chiara, senza mai perdere il profondo rispetto che nutre nei confronti dei suoi personaggi.

Un buon cast (compresi i due giovani e spontanei esordienti) per un film corretto, forse troppo, ma scritto e diretto con notevole sensibilità.

In seguito all'anteprima stampa del film abbiamo incontrato Francesca Archibugi e Giovanna Mezzogiorno, che sono state così gentili da rispondere ad alcune nostre domande:

C'è sempre il rischio di scivolare in uno sguardo sull'India un po' troppo occidentale e paternalista, lei però è riuscito ad evitarlo. Qual è stato il suo approccio?

Archibugi: Io sto sempre dentro gli occhi dei personaggi. Non mi permetto di parlare per bocca loro, sono sempre loro che agiscono: tant'è che c'è ad un certo punto uno scontro su questo, perché Curry accusa Chiara dicendole che l'India è degli indiani e non sua; cioè in un modo afasico lui la accusa di essere colonialista, e lei gli risponde che su questo ha ragione. Ma se sei dentro ai personaggi non si sente mai la voce sgradevole e stonata del regista che dice la sua su questioni così delicate: sono i personaggi che devono agire, non sei tu che stai scrivendo un saggio.

Il viaggio in India è sempre stato sinonimo di una ricerca esistenziale, se non addirittura di un'esperienza mistica. Che significato ha per i suoi personaggi?

Archibugi: Certo è un viaggio interno, quindi esistenziale, ed esterno, quindi un'avventura. Come tutte le cose che ti portano un rimescolio, quando rimescoli una cosa rimescoli tutto: scuola, lavoro, famiglia… Comincia con loro, Pollo e Curry, che sono due bocciati, e dunque si trovano nel bel mezzo di un momento di rottura in cui gli sembra di toccare il fondo. Nel viaggio non è che trovino loro stessi, però, se riescono ad accettarsi alla fine delle avventure che vivono, capiscono che non erano così male come gli avevano fatto credere, che non è così tragico non avere aspettative, aspirazioni e ambizioni nella vita; e molto spesso, soprattutto a contatto con l'India ti rendi conto che è più bello 'essere”, piuttosto che 'fare” qualcosa che ti dia lustro.

Ha qualche preferenza fra i personaggi del film?

Archibugi: No, non posso fare distinzioni. Ho fatto un film molto ambizioso dal punto di vista narrativo, con tante storie incrociate, e più alzi il tiro più rischi di sfracellarti. Però mi sembrava necessario raccontare una storia così appassionata, che coinvolgesse tante cose della vita di un individuo, perché la domanda ultima sottintesa a tutti i miei film, per quanto sembri pomposa e ridicola, è sempre: è bello o brutto vivere? Io ancora non lo so, forse con l'ottavo film…

Quanto c'è di te in Chiara?

Mezzogiorno: Non molto, a dire la verità. Però come lei viaggio molto, come lei spesso sono sola, come lei conosco quindi la solitudine del viaggio, ma anche la sua bellezza.

Come la descriveresti?

Mezzogiorno: Chiara è una donna che mi piace molto perché è molto umana. Una donna che fa delle cose faticose, difficili, ma che non è un'eroina: le capita di essere nervosa, affaticata, e quindi ha a sua volta bisogno di aiuto.

Cosa spinge una donna come lei, secondo te, ad intraprendere una seppur breve relazione con un ragazzo di sedici anni più giovane? Che cosa ci trova?

Mezzogiorno: Bè, credo che sia una relazione più riposante rispetto a quella che si può avere con un coetaneo. Meno conflittuale e più giocosa, più spensierata. Lei ha già un marito di quarant'anni e quindi cerca un po' di freschezza, essendo una donna profondamente appesantita e affaticata dalle responsabilità, e dalle enormi aspettative che gli altri hanno su di lei: non a caso ad Andrea dice 'nessuno mi guarda come mi guardi tu, tu non mi giudichi mai”.

Come è stato lavorare con due giovani attori esordienti?

Mezzogiorno: E' stato facile. Abbiamo avuto un ottimo rapporto, non ci sono state tensioni, insomma loro sono stati molto, molto carini.

Cosa ti ha spinto ad accettare questo ruolo?

Mezzogiorno: La voglia di lavorare con Francesca. Per me lei è un'autrice molto misteriosa, mi ha sempre affascinato e incuriosito: il suo non è mai un mondo a tinte forti, ma a tinte tenui. Non c'è mai melodramma, o grande tragedia, o grande retorica, però è anche un mondo pieno di ombre. Oltre a lei, la ragione secondaria è stato il viaggio, e quindi lavorare in un paese lontano, molto lontano da noi.

Come è stata l'esperienza indiana?

Mezzogiorno: Devo dire che mi avevano messo molto in guardia, ma in realtà l'India non mi ha scioccato, non l'ho trovata particolarmente faticosa. Certo, è un paese povero, ma è destinato a far parte del primo mondo, nei prossimi anni: c'è la povertà, ma ci sono anche i medici migliori del mondo, gli ingegneri migliori del mondo, e quindi è veramente un paese da scoprire.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Lezioni Di Volo
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-17 04:01:18
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Con la sceneggiatura di 'Lezioni di volo', Francesca Archibugi e Doriana Leondeff sono riuscite a realizzare quello che, per il nostro cinema, è un piccolo prodigio: non rappresentare le generazioni (soltanto) come polarità opposte, ma mostrare personaggi di ogni età impegnati, ciascuno a modo suo, una difficile ricerca identitaria. Se Archibugi continua a mettere in scena protagonisti alle prese con l'adolescenza, dimostra di avere riflettuto con finezza sui mutamenti psicologici e sociali intervenuti negli anni, in quella età di transizione. (...) Ben scritto, 'Lezioni di volo' installa subito i personaggi e ne segue l'evoluzione con sensibilità coerenza. Lo stile è realistico, con location autentiche accuratamente antiesotiche. Agli antipodi, insomma, delle pratiche di studio del cinema di Bollywood; semmai più prossimo ai film di Mira Nair, ma depurati da ogni scoria di patetismo. La volontà, di per sé coraggiosa, di coniugare realismo delle immagini e respiro etico del romanzo di formazione è consolidata dalla scelta della regista di 'sparire' dietro la macchina da presa, quasi che la storia si narri da sé." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 marzo 2007) "'Lezioni di volo' può ricordare certi romanzi di William Somerset Maugham, come 'Il velo dipinto' recentemente riportato sullo schermo, secondo la ricetta che combina erotismo ed esotismo. Qui però mancano l'acume psicologico di Maugham, la qualità della scrittura e il coraggio del 'melò'. Sicché l'adulterio si consuma in un limbo di emozioni pruriginose, mentre l'attenzione viene meno nell'ovvia previsione che di grave non succederà niente. Resta (e non è poco, con i tempi che corrono) lo scorrere di un suggestivo diario di viaggio includente scene, situazioni e tipologie colte al volo dal sensibile occhio della Archibugi secondo la tradizione del cinema italiano quando va in trasferta, un po' sulle orme di Rossellini che mezzo secolo fa raccontò l'India. Bisogna comunque segnalare la fatica degli interpreti, anche se per una Mezzogiorno professionale e intensa i dilettanti Pollo e Curry hanno l'aria di credere che recitare consista nel biascicare le battute." (Tullo Kezich, 'Corriere della Sera', 16 marzo 2007) "Nei film di Francesca Archibugi c'è sempre qualcuno che arriva e qualcuno che parte, qualcuno che cresce e qualcuno che muore, veramente o simbolicamente. Da 'Mignon è partita' a 'Domani', dal 'Grande cocomero' a 'L'albero delle pere', il tema è sempre quello: la famiglia, l'eterna, scassata, indistruttibile famiglia italiana con i suoi ragazzi troppo chiusi o troppo sensibili, i genitori che non vogliono (non sanno) invecchiare e i tentativi di capirsi che ottengono l'effetto contrario. Se 'Lezioni di volo', con tutti i suoi vezzi, è insieme così toccante e così imperfetto, forse è proprio per questo. Perché muovendosi fra Italia e India, Scozia e Kerala, gira e rigira intorno a un nucleo preciso. Nascere, crescere. Partire, restare. Amare, rinunciare (e chissà che rinunciare non serva ad amare). Sono le scelte che affrontano tutti i personaggi, senza eccezione. Anche perché 'Lezioni di volo', in fondo, è fatto solo di coppie.(...) Il tutto, certo, ingentilito da dialoghi brillanti e a tratti leziosi, dal romanesco smagato dei ragazzi, dalla sapienza degli attori, dal contrasto irresistibile fra l'esotismo dell'India e l'ignoranza, l'innocenza, la spontaneità di quei due ragazzini romani. Ma con una leggerezza che non è mai superficialità. E la capacità, rara, di orchestrare una trama insieme lieve e complessa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 marzo 2007) "All'estero gli italiani dei film interessano o come residui neorealisti o come figurine cosmopolite. Francesca Archibugi ne tiene conto in 'Lezioni di volo', fra personaggi che di italiano hanno soprattutto il passaporto (...) 'Lezioni di volo' è una sorta di 'Diurno indiano' rispetto al 'Notturno Indiano' di Antonio Tabucchi e del film omonimo di Alain Corneau. (...) Abbondano le riprese in esterni, l'India non è ricostruita in studio, ecc. Però anche qui ci si chiede perché l'adolescente indiano, adottato in Italia, scenda dall'aereo non vestito stile Roma,ma stile Bombay, salvo poi seccarsi quando lo si piglia per indiano! Ci si chiede anche perché facciano coppia due invertebrati, quando in natura l'invertebrato segue il vertebrato. Immenso, invece, come padre amareggiato, Flavio Bucci, che muore - comprensibilmente - di crepacuore". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 marzo 2007) "Si: 'Lezioni di volo' è un romanzo di formazione, e anche i rampolli della Roma alto-borghese e nevrotica hanno diritto di averne uno. Ma il vero interesse del film non sta nella lettura sociologica, bensì nel mix di generi che Francesca Archibugi padroneggia con mano freddissima: toni da commedia all'italiana si inseriscono in una struttura aperta, quasi documentaristica. Sembra che il film si stia girando da solo davanti ai nostri occhi, e viene in mente la lezione di Ettore Scola (e di Sordi, e Manfredi) nel mitico 'Riusciranno i nostri eroi...' 'Lezioni di volo' è un bell'apologo sugli italiani all'estero e una lettera d'amore a un continente misterioso. Gioanna Mezzogiorno e i 4 genitori sono bravissimi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 16 marzo 2007) "Nell'imbastire la tela di sguardi incrociati fra i personaggi in gioco, la Archibugi non riesce stavolta a individuare il fulcro drammaturgico del film, pur ben girato dal vero e veicolato da una brava attrice come Giovanna Mezzogiorno, finisce per avvitarsi un po' oziosamente su se stesso." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 16 marzo 2007) "Francesca Arghibugi, che si è scritta il testo con Doriana Leondeff, si è tenuta abilmente lontana sia dalle dimostrazioni retoriche sia da una didattica facile. Ha studiato, con l'esperienza che ha in argomento, i caratteri dei suoi due adolescenti, li ha affiancati a quello, egualmente approfondito, della ginecologa, dosandone con finezza quell'amore fugace anche se intenso e, senza tentare parallelismi scoperti, ha felicemente svolto contemporaneamente a questo studio, quello delle due coppie di genitori rimasti a Roma, ciascuno con il suo segno e il suo colore. Mentre, nella rappresentazione dell'India attorno alla vicenda, è riuscita sempre ad evitare non solo il folclore, ma anche il semplice color locale, sostituendoli con sapori di cronaca coloriti quel tanto che bastava per farli sentire quasi solo visti dai due giovani e sprovveduti viaggiatori. (...) Spiccano, fra i genitori, Angela Finocchiaro, la mamma di Marco, e Flavio Bucci il padre di Pollo. Con l'autorità abituale." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 marzo 2007) "Roma, borghesia d'oggi. E due adolescenti amici per la pelle, descritti con tocco impressionista da Francesca Archibugi che non si fa scudo dello status d'autore per impartirgli lezioni di vita o confezionargli concezioni del mondo. È il merito principale di 'Lezioni di volo', scritto con Doriana Leondeff e imperniato sui fisici acerbi e le psicologie confuse degli esordienti Andrea Miglio Risi e Tom Karumathy: nel solco del tradizionale sottogenere dedicato agli enigmi dell'età difficile, la regista di 'Mignon è partita' e 'Il grande cocomero' tiene la commedia sentimentale nei ritmi giusti, rispetta la complessità dei temi annessi e non manipola l'ingenuità e la purezza dei sentimenti dal comodo punto di vista del narratore adulto. (...) Meno convincente appare lo snodo drammaturgico, basato sull'incontro amoroso a forti tinte materne fra Pollo e il medico senza frontiere Chiara, indecisa tra lo slancio compassionevole per i diseredati locali e la crisi sentimentale con il partner. Non si può dire che nel ruolo Giovanna Mezzogiorno risulti inadeguata, ma la sua survoltata intensità non si sposa bene con le labili ansie del ragazzo e la relativa interpretazione sottotraccia: finisce così che la tragressione del connubio donna/adolescente potrebbe trasformarsi per lo spettatore in quella, assai più banale, del contrasto professionista/dilettante. (...) Bastano, comunque, la spiritosa credibilità dei dialoghi e l'acuta caratterizzazione delle coppie Bucci-Galiena e Citran-Finocchiaro a rimarcare la grazia del diario di viaggio e la spontanea sensibilità dello stile di regia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 marzo 2007)

Copyright © Cinematografo 2007.



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