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In nero, ma come il cioccolato
Mattia è un geometra che vuole farsi strada ad ogni costo; refrattario agli impegni emotivi e lavorativi, si adagia su comportamenti professionali e sentimentali ben poco profondi. Kamal, il manovale egiziano che lavora in nero per il giovane imprenditore, subisce un incidente sul lavoro, e una sola cosa può evitare la sua denuncia: Mattia deve intraprendere un corso per aspiranti cioccolatieri in un'importante azienda dolciaria, spacciandosi per Kamal.
Temendo le minacce del suo ex dipendente, Mattia accetta ed entra nella classe di gourmet, dove conoscerà la bella Cecilia e dove imparerà l'arte cioccolatiera...
Lezioni d'integrazione
Era ora: finalmente, giunge sui nostri schermi una commedia italiana gradevole e gustosa che - ignorando la presenza massiccia di marche d'ogni genere (e non ci riferiamo alla Perugina, il cui contributo è essenziale anche nell'intreccio) - regala due ore di leggerezza e sana spensieratezza. Scevro di battute di bassa lega e gag facilone e volgari, Lezioni di cioccolato affronta tra tanti sorrisi e qualche risata un tema importante: la condizione degli immigrati in Italia.
Costretto a lavorare in nero per la feroce legge del mercato, e a non potere svolgere la propria professione, l'egiziano Kamal ha il sogno di tornare a essere un pasticcere; la specializzazione in cioccolato è necessaria per potere lavorare nel nostro paese, da qui la volontà di partecipare a un corso prestigioso e quotato. Il protagonista, invece, rappresenta la tipologia d'italiano insensibile alla cultura altrui, convinto che lo 'straniero” sia solamente un manovale da sfruttare e di cui evitare la denuncia: ma a poco a poco il geometra senza scrupoli impara a conoscere e a rispettare l'umanità e la cultura di Kamal.
Il cioccolato si abbina al sociale, e il film che prende forma da questa inconsueta ricetta è una scommessa riuscita, con un ritmo che non conosce momenti di noia, tempi comici sapientemente calibrati e buone interpretazioni. Luca Argentero (Mattia) è sempre più bravo e naturale, Hassani Shapi (Kamal) è perfetto e riesce a sostenere la comicità del proprio personaggio senza trasformarlo in una macchietta stereotipata, Neri Marcorè (il maestro d'arte cioccolatiera) è una certezza e Violante Placido (Cecilia) è credibilmente complessata; ottimi anche i comprimari, fra cui spiccano Vito - che dà corpo e volto alla concretezza di Osvaldo, il braccio destro di Mattia - e Ivano Marescotti, che offre al pubblico un supponente Ugolini.
La regia di Claudio Cuppelini, all'esordio nel lungometraggio, è attenta e morbida nei confronti di personaggi, luoghi e situazioni, mentre il soggetto di Fabio Bonifaci rappresenta una prova delle risorse della commedia italiana che, collegandosi alla migliore tradizione del cinema nostrano, riesce a infiltrarsi nelle pieghe della realtà del bel paese, e ne ricalca un'immagine a tratti impietosa e a tratti ottimista.
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"Sull'equivoco si regge gran parte del film. Su questo canovaccio il film procede spedito, con interpreti adeguati, specie il sorprendente Argentero. Mentre la severa Violante Placido disegna una figuretta di un perbenismo convenzionale, disgustoso e ipocrita. Ma se i modi sono quelli della commedia alla francese, l'anima è progressista, populista. Potrebbe essere solo un dato di fatto, ma c'è il desiderio perverso di mettere alla berlina l'italiano medio, cialtrone, appunto, superficiale e maschilista, secondo l'eredità di Alberto Sordi, al cospetto di un extracomunitario, che per tutto il racconto gli impartisce lezioni di vita, d'ironia e buonsenso: francamente ciò è un po' pesante. E parafrasando Moretti: 'andiamo avanti così, facciamoci del male'." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 23 novembre 2007) "Titolo accattivante per la magica parola cioccolato che evoca sapori deliziosi; protagonisti giovani e avvenenti come Violante Placido e Luca Argentero (e pazienza se lui, proveniente dal 'Grande fratello', recita in modo ruspante), affiancati magari da un bravo comico che funziona da puntello. In questo caso Neri Marcoré, ineffabile maestro pasticciere che in quel di Perugia, patria dei famosi Baci, insegna ai suoi allievi a coniugare cioccolatini e spiritualità. Cosicché il cinico Argentero, geometra imprenditore che prospera sul lavoro nero infischiandosene delle norme di sicurezza, esce dal corso trasformato in un essere umano. Diretta senza brio da Claudio Cupellini, la commediola scorre inodore e insapore. Se al pubblico piacerà avrà avuto la sua ragion di essere: ma è poi tanto irragionevole augurarsi un cinema di consumo che aspiri a una certa qualità?." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 23 novembre 2007) "E basta uno spunto interessante a rendere cattive e ficcanti le nostre ipocritissime commediole di questi anni? No naturalmente. Così, per distrarci un po', alla storia di Argentero travestito da arabo si affianca quella di Violante Placido innamorata isterica, pronta a palpitare per il bell'immigrato ma non ad abbandonarsi perché (giustamente) ha fiutato l'inganno... E un prevedibile coro di compagni di corso piazzati per occultare il più sfacciato 'product placement' (leggi pubblicità) mai visto al cinema. Peccato, Hassani Shapi è un comico nato, a prendere il tutto più sul serio si poteva fare 'Una poltrona per due' all'italiana. Sarà per un'altra volta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 novembre 2007) "Ma meglio di tutti è lo sponsor. Il product placement è roba vecchia. Finalmente è arrivato lo spot lungo come un film." (Paola Piacenza, 'IO donna', 24 novembre 2007)
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