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"Cercare di dividere Giulietta da Romeo è un gioco da ragazzi in confronto al tentativo di separare uno scoiattolo dalla sua ghianda. Probabilmente non ce la fa neanche una mutazione genetica, figuriamoci Manny il mammuth, Sid il bradipo logorroico e Diego la tigre dai denti a sciabola. Si può sempre sperare nel Grande Disgelo, ma non è affatto detto. In compenso, una cosa certa c'è: anche un cuore di pietra si scioglierà dalle risate al cinema, perché 'L'era glaciale 2', infrangendo in pieno la regola del secondo capitolo, è all'altezza del primo film, se non addirittura superiore. (...) Il primo episodio, era il 2002, ha svelato al mondo il talento di Chris Wedge e del suo Blue Sky Studios, terzo incomodo nella lotta Pixar-Dreamworks per lo scettro dell'animazione digitale. E 382 milioni di dollari d'incassi erano troppi per non tornare a occuparsi della storia. In teoria, non si tratta dei migliori presupposti per un sequel. Eppure, a sorpresa, questo è un signor secondo capitolo, che non cavalca il successo del primo e non se ne approfitta mai. Gli autori non si sono risparmiati nell'inventare una storia diversa e neppure nelle caratterizzazioni dei nuovi personaggi. Il risultato è che 'L'era glaciale 2: il disgelo', sostenuto dall'impianto narrativo del road movie, è un manifesto di eleganza grafica riprodotta al computer. Esteticamente, un film perfetto. Dove però anche la storia ha il suo peso: se il primo vedeva la natura animale e il libero arbitrio al centro della trama, qui è la natura con la sua evoluzione a rappresentare il pericolo. Si potrebbe parlare anche delle cromature del pelo degli animali e delle (difficilissime e numerosissime) scene con l'acqua. Delle voci di Pino Insegno (Diego), di Leo Gullotta (Manny) e dell'immenso Claudio Bisio. O, ancora, delle incalzanti battute e del ritmo della sceneggiatura. Ma la verità è che le emozioni non andrebbero mai spiegate e 'L'era glaciale 2', pur raccontando semplicemente le disavventure di un gruppo di animali preistorici, riesce in uno dei compiti più difficili in assoluto: far ridere e commuovere nello stesso film." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 21 aprile 2006) "Viaggio ghiacciato on the road della consueta allegra brigata di animali stranamente assortiti: tigri, bradipi e l' ultimo mammut che incontra la mammut col complesso dell' opossum. Sono follie geologiche complete di disgelo e fa capolino anche un' arca di Noè, fra voci simpaticamente note (Bisio, Gullotta, Insegno). Diretto da Carlos Saldanha col ditino rivolto all' ecologia, il film è completo d' avvoltoi alla Busby Berkeley, di suspense liquida, di lieto fine, di voglia di casa e di tenerezza che rende realistici e umani i disegni assurdi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 aprile 2006) "Mentre la scenografia digitale si fa sempre più realistica, i realizzatori non rinunciano a porre tutta l'attenzione alle gag, valorizzando anche i personaggi di secondo piano. Un solo esempio. Durante la migrazione di tutti gli animali per salvarsi dallo scioglimento dei ghiacci, uno scarabeo stercorario vorrebbe abbandonare la grossa palla di letame che si spinge davanti con la seguente motivazione: 'anche la dove andiamo ritroverò la cacca'; ma la moglie gli obietta: 'questa me l'ha regalata la mamma'. Non viene voglia di intravederci una metafora? Entrati ancor di più nei rispettivi personaggi, i doppiatori fanno un ottimo lavoro: Sid è Claudio Bisio; Manny, Leo Gullotta; Diego, Pino Insegno. Si aggiunge Roberta Lanfranchi per dare voce alla new entry, Ellie la mammuth lanuginosa."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 aprile 2006)
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"Una delle cose più straordinarie del cinema d'animazione è la capacità di far provare emozioni nei confronti di protagonisti del tutto virtuali, disegnati o generati al computer. Tantopiù, poi, quando si tratta di personaggi preistorici come un mammuth, un bradipo e una tigre dai denti a sciabola che, con buona pace degli aggiornatissimi software capaci di renderne realistiche la pellicce, appartengono a un'epoca piuttosto remota. Dopo il formidabile prototipo di quattro anni fa, il seguito realizzato dagli studi Blue Sky (ormai temibili concorrenti di DreamWorks, Pixar e Disney) non si accontenta di riposare sugli allori, ma offre un episodio ancor più divertente e movimentato.Intanto, lascia spazio alle disavventure dello scoiattolo preistorico Scrat, star occulta della prima puntata ora promossa ufficialmente a comprimario: i suoi titanici sforzi per conquistare una ghianda durante i cataclismi che modificarono la terra toccano, questa volta, una dimensione "metafisica"." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 21 aprile 2006) "Il ghiacciaio è alto e scivoloso: la dura lotta per la sopravvivenza ricomincia là dove era finita, con i buffi affanni di Scrat, Io scoiattolo affamato e pasticcione. Poi entrano in scena i vecchi e nuovi eroi di questa strana e resistente arca di Noè e il gioco diverte (emoziona) ancora. Ben mescolato dagli artisti in tre dimensioni della «Blue Sky», L'era glaciale 2-Il disgelo è il miglior cartone animato della stagione. Nonostante lo spartito sia ben conosciuto, tutto funziona a meraviglia (anche il doppiaggio): i monologhi del bradipo e la malinconia dei mammut, la minaccia del pesci zannuti e il balletto degli avvoltoi pazienti. Ed è bello sognare alla ricerca della ghianda perduta." (Claudio Carabba, "Corriere della Sera Magazine", 4 maggio 2006) "La ridanciana e molto disfunzionale combriccola torna alla carica. (...) La puntata numero due - molte altre ne seguiranno nel cammino dell'evoluzione - è continuamente interrotta dalle fatiche che Scrat, scoiattolino preistorico con due dentoni da vampiro, compie per acchiappare la sua ghianda (fu candidato all'Oscar per il corto Gone Nutty). Un tormentone di sciagure, incidenti, lotte per la sopravvivenza degni dei pinguini imperatore, quando devono riprodursi in mezzo al a, per di più gelido e squassato dalle tempeste di vento, dopo essere stati settimane senza mangiare. Gli avvoltoi seguono la carovana, sperando di non rimanere a digiuno. Tra un boccone putrefatto e l'altro, cantano e ballano. Il regista Chris Wedge ha abbandonato la compagnia per girare Robots, altro film d'animazione che non lascia tregua, per citazioni e battute. Lo sostituisce, piuttosto bene, il co-regista Carlos Saldahna." Mariarosa Mancuso (Il Foglio, 22 aprile 2006)
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