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"'Le Roi de l'evasion', segna un passaggio nuovo, scegliendo una comicita ruvida di battute e doppi sensi, senza che per questo Guiraudie rinunci al gusto eretico delle sue immagini. Il «Re dell'evasione» del titolo e un quarantenne molto sovrappeso, con charme irresistibile a donne e uomini che usa la seduzione pure per il mestiere, venditore di trattori, suscitando la gelosia acidula del concorrente. Armand (Ludovic Berthillot) vive la crisi dell'eta, gay, una relazione poco coinvolgente, sente la voglia di famiglia tipica dei quarant'anni. Sulla strada di Armand arriva Curly, figlia del suo rivale trattorista, insistente e appiccicosa (e Hafsia Herzi, la protagonista di Cous Cous), che renderebbe misogino anche il più tenero dei maschi. Armand invece e lusingato, i due si vedono nel bosco, fanno sesso, lui viene arrestato (la ragazza e minorenne), lei chiusa. Fino a nuova fuga, via nella foresta, come in un film comico-sexy di di serie B, scopano, scappano, scopano, scappano col padre di lei carabina in mano che gli corre dietro. Il rifugio, finalmente, e una casa vuota, ma l'uomo nel tran tran matrimoniale subito instaurato, scappa di nuovo e stavolta solo. Cercando conforto tra gli amici gay, poliziotto incluso, tutti e quattro sotto al lenzuolo a godersi gli effetti del funghetto magico (sessualmente). Guiraudie e un anarchico spudorato che trasforma la campagna dell'Aveyorn in un frammento del mondo contemporaneo e del suo campionario di moralismi e menzogne teocon del modello familiare vincente nonostante tutto. Lanciando anche una provocazione a quella parte di gay sedotti dal matrimonio (non i Dico ma le «vere» nozze) con tutto ciò che comporta, a cominciare da una «normalita»che per forza deve coincidere con la tradizione secolare - se tutti fanno così, si sposano e mettono al mondo figli, perche non io si chiede Armand. 'Le Roi de l'evasion' e un film fisico, senza patinature, come un Fassbinder western-rurale, e ci dice che il mondo oggi si può raccontare con antagonismo solo inventandolo daccapo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 21 maggio 2009) "Bisogna che gli cambino il titolo. Sennò uno entra per vedere un tipo alla Mesrine che evade da tutte le carceri del mondo. E rimane intrappolato in un grottesco angolo della provincia francese con gay molto ben integrati nella comunita." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 22 maggio 2009)
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