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Le Ragioni Dell'Aragosta Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-04 18:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Succederà, perché deve succedere, che prima o poi anche i fratelli Guzzanti comprenderanno la differenza tra cinema e televisione. Quando succederà sarà un bel giorno, non solo per chi non avrà più la ventura di imbattersi in prodotti come Fascisti su Marte o Le ragioni dell'aragosta, presentato da Sabina Guzzanti nella sezione Giornate degli autori. Ma anche perché sarà finalmente possibile uscire dall'equivoco di fondo che certi prodotti si portano dietro geneticamente. Intendiamoci: abbiamo visto di peggio, ma ciò che proprio è difficile digerire è come non ci si renda conto che fare un film sia qualcosa di più che riciclare situazioni e personaggi tipicamente televisivi. Non può bastare l'escamotage di uno spettacolo da realizzare in Sardegna per attirare l'attenzione sull'estinzione del nobile crostaceo, coinvolgendo un nobilmente impegnato sindacalista sardo. Né si può pensare che alludere nel titolo al libro di David Foster Wallace possa servire ad altro se non a far capire che anche se non possiamo sbandierare la nostra cultura qualche indizio vogliamo comunque lasciarlo. È poi sintomatico che le cose migliori del film siano le scene del vecchio repertori di Avanzi. Però è proprio così. I reduci di uno dei periodi migliori della televisione italiana, "quando si era liberi perché l'unico pensiero dei politici era fare fuori il C.A.F e quindi non si curavano di noi", danno l'impressione di volere ancora vivere di rendita. Qui non si tratta di realizzare un programma televisivo libero, bensì di realizzare un film, libero. Ma un film. E per fare un film occorrono altre cose. Se date un'occhiata agli altri film di Sabina Guzzanti (Viva Zapatero! a parte) noterete che qualsiasi persona dotata di buon senso si sarebbe resa conto che forse quella del cinema sarebbe stata una strada da abbandonare. Soprattutto se si dispone di una genialità come quella della regista in questione. Si possono fare tante altre cose. E il successo dell'appena citato Viva Zapatero! è comunque figlio della televisione. Due ultime cose, una negativa e una positiva. A nostro modo di vedere la tirata di Cinzia Leone che parla con la Guzzanti della sua malattia, intervallata da brevi flash sulla sua degenza, non è il massimo dell'eleganza, perché stona con tutto il resto e dà l'idea di una cosa che il percorso del prodotto assolutamente non richiedeva. Ma chiudiamo con una cosa davvero positiva: non c'era Serena Dandini, pare assorbita da altri impegni. Questa è la vera trovata del film: la tv delle ragazze senza "la" ragazza. Un brivido: speriamo che non stia studiando da Ministro della cultura.

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
Le ragioni dell'aragosta
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-18 10:00:21
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Reunion post epurazione

Tutto inizia facendo un salto nel passato. Gli attori di Avanzi (programma di cabaret 'alternativo” in onda su Rai3 dal '91 al ‘93) si ritrovano quindici anni dopo per una reunion in un piccolo villaggio sardo chiamato Su Pallosu, per mettere in piedi uno spettacolo che sensibilizzi la causa dei pescatori della zona, in gravi difficoltà per lo spopolamento del mare e soprattutto delle aragoste nella parte ovest dell'isola. Pier Francesco Loche, uno dei vecchi comici, si è ritirato nel paese fuggendo da tutto e tutti e si offre di ospitare la cricca senza problemi, fra i pescatori c'è anche Gianni Usai, ex operaio della Fiat ed ex sindacalista, un uomo che si fa portavoce di un problema comune, a sostegno della causa dei pescatori nel contesto del film, e della realtà in generale: sarà per tutti un motivo per rivedersi, nonché l'occasione di confrontarsi a distanza di così tanti anni. Tirare le somme di una vita che non è il risultato di nessun polinomio.

Il destino senza... scampo

Avanzi, per chi ha avuto modo di vederlo al tempo e di ricordarlo, era condotto da Serena Dandini e fu il precursore al vetriolo nonché lontano parente di Parla Con Me. Satira, personaggi, gag: un programma quasi 'fatto in casa”, ma pieno di buone idee e senza nessun ammiccamento al potere, indipendente e incendiario allo stesso tempo. Lì è esploso ad esempio Corrado Guzzanti, con Lorenzo ('ma de ghe aò!?”) e tutti gli altri suoi innumerevoli alter ego, ma anche la stessa Sabrina, Antonello Fassari, Cinzia Leone, Francesca Reggiani, Loche. Sulla scia del problema delle aragoste, che non sembra attirare più di tanto Sabina Guzzanti, si ritrovano amici, ricordi, periodi, citazioni, aneddoti relativi al gruppo ma anche all'Italia del tempo, perché quello che non c'è più ci manca sempre in misura maggiore rispetto a ciò che abbiamo adesso: tutto è girato con molta naturalezza e sincerità, il taglio è quasi documentaristico, e affacciandosi dietro la macchina da presa si scorge un 'dietro le quinte” spontaneo e autentico.

La Guzzanti, all'inizio del film, si pone dei quesiti che forse non hanno risposta, ma che lei tenta almeno di sollevare spostando progressivamente l'attenzione dai crostacei ai racconti di Usai sulla crisi della Fiat negli anni Settanta, supportandoli con inserti video storici d'interesse sociale e culturale (scioperi e manifestazioni). L'autrice è nervosa, non si dà pace, irrequieta com'è per tutte le vicissitudini, le cadute e il riacutizzarsi di 'casi personali” all'interno della lavorazione dello spettacolo e del filmato stesso (Fassari sbotta stressato, la Leone ha una crisi esistenziale, Usai non è convinto della cosa…). Nella parte finale della pellicola le sentiamo dire: 'queste cose politiche, non so perché ma tutte le volte ci ricasco…”, come a voler scansare l'ovvietà sfiornado la demagogia; ma poi, per forza di cose, sotto la molla della responsabilità intellettuale e la miccia del dovere civile, la presa di posizione diventa inevitabile.

Personaggi in cerca d'autore

La soluzione ibrida presentata dalla comica romana, nel suo insieme, rende: è divertente e scanzonata, si ride e si riflette, si vive da vicino e crea affinità con lo stato d'animo dei protagonisti durante gli eventi in corso. Un 'film non film” piacevole e non banale che troverà apprezzamenti anche da chi la banda di Avanzi non l'ha conosciuta, mentre scatenerà malinconia e amore nostalgico in coloro ai quali la vecchia trasmissione di Rai3 ha dato ossigeno e coraggio, per una resistenza al mondo esterno (nel '93, nel 'sottosuolo” umido di Avanzi suonarono i Nirvana, evento unico nel suo genere!). Un coupe de theatre finale renderà il film una nuvola leggera, un miraggio nel deserto a colorare una grigia mattinata o una giornata storta. C'è sempre un modo per uscire dal cratere. Anche senza lava.

Ma un'altra cosa salta all'occhio guardando oltre i vestiti e osservando bene al di la del tessuto epiteliale di ogni figura del film, ascoltando i loro momenti di sconforto o disagio: personaggi e attori, caricature e comici, in ognuno di loro si cela il lato oscuro che la tv non passa, che invece filtra dietro ai costumi, spettri che sfumano nelle loro stesse ombre, caricature che per paura d'essere abbandonate s'infilano nelle tasche, nelle maniche, non volendo più abbandonare, nel bene e nel male, i loro creatori. Il presente rosicchia il passato, lo rende poco nitido, mangia i contorni di foto sbiadite, ingordo lasso di tempo che ci nutre dell'oggi e mai sazio del domani. Immagini riaffiorano gettando un occhio al calendario, guardarsi indietro servirà solo a capire che dopo un'abbuffata di memoria i ricordi, dopotutto, sono solo gli... Avanzi.

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