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Reunion post epurazione
Tutto inizia facendo un salto nel passato. Gli attori di Avanzi (programma di cabaret 'alternativo” in onda su Rai3 dal '91 al ‘93) si ritrovano quindici anni dopo per una reunion in un piccolo villaggio sardo chiamato Su Pallosu, per mettere in piedi uno spettacolo che sensibilizzi la causa dei pescatori della zona, in gravi difficoltà per lo spopolamento del mare e soprattutto delle aragoste nella parte ovest dell'isola. Pier Francesco Loche, uno dei vecchi comici, si è ritirato nel paese fuggendo da tutto e tutti e si offre di ospitare la cricca senza problemi, fra i pescatori c'è anche Gianni Usai, ex operaio della Fiat ed ex sindacalista, un uomo che si fa portavoce di un problema comune, a sostegno della causa dei pescatori nel contesto del film, e della realtà in generale: sarà per tutti un motivo per rivedersi, nonché l'occasione di confrontarsi a distanza di così tanti anni. Tirare le somme di una vita che non è il risultato di nessun polinomio.
Il destino senza... scampo
Avanzi, per chi ha avuto modo di vederlo al tempo e di ricordarlo, era condotto da Serena Dandini e fu il precursore al vetriolo nonché lontano parente di Parla Con Me. Satira, personaggi, gag: un programma quasi 'fatto in casa”, ma pieno di buone idee e senza nessun ammiccamento al potere, indipendente e incendiario allo stesso tempo. Lì è esploso ad esempio Corrado Guzzanti, con Lorenzo ('ma de ghe aò!?”) e tutti gli altri suoi innumerevoli alter ego, ma anche la stessa Sabrina, Antonello Fassari, Cinzia Leone, Francesca Reggiani, Loche. Sulla scia del problema delle aragoste, che non sembra attirare più di tanto Sabina Guzzanti, si ritrovano amici, ricordi, periodi, citazioni, aneddoti relativi al gruppo ma anche all'Italia del tempo, perché quello che non c'è più ci manca sempre in misura maggiore rispetto a ciò che abbiamo adesso: tutto è girato con molta naturalezza e sincerità, il taglio è quasi documentaristico, e affacciandosi dietro la macchina da presa si scorge un 'dietro le quinte” spontaneo e autentico.
La Guzzanti, all'inizio del film, si pone dei quesiti che forse non hanno risposta, ma che lei tenta almeno di sollevare spostando progressivamente l'attenzione dai crostacei ai racconti di Usai sulla crisi della Fiat negli anni Settanta, supportandoli con inserti video storici d'interesse sociale e culturale (scioperi e manifestazioni). L'autrice è nervosa, non si dà pace, irrequieta com'è per tutte le vicissitudini, le cadute e il riacutizzarsi di 'casi personali” all'interno della lavorazione dello spettacolo e del filmato stesso (Fassari sbotta stressato, la Leone ha una crisi esistenziale, Usai non è convinto della cosa…). Nella parte finale della pellicola le sentiamo dire: 'queste cose politiche, non so perché ma tutte le volte ci ricasco…”, come a voler scansare l'ovvietà sfiornado la demagogia; ma poi, per forza di cose, sotto la molla della responsabilità intellettuale e la miccia del dovere civile, la presa di posizione diventa inevitabile.
Personaggi in cerca d'autore
La soluzione ibrida presentata dalla comica romana, nel suo insieme, rende: è divertente e scanzonata, si ride e si riflette, si vive da vicino e crea affinità con lo stato d'animo dei protagonisti durante gli eventi in corso. Un 'film non film” piacevole e non banale che troverà apprezzamenti anche da chi la banda di Avanzi non l'ha conosciuta, mentre scatenerà malinconia e amore nostalgico in coloro ai quali la vecchia trasmissione di Rai3 ha dato ossigeno e coraggio, per una resistenza al mondo esterno (nel '93, nel 'sottosuolo” umido di Avanzi suonarono i Nirvana, evento unico nel suo genere!). Un coupe de theatre finale renderà il film una nuvola leggera, un miraggio nel deserto a colorare una grigia mattinata o una giornata storta. C'è sempre un modo per uscire dal cratere. Anche senza lava.
Ma un'altra cosa salta all'occhio guardando oltre i vestiti e osservando bene al di la del tessuto epiteliale di ogni figura del film, ascoltando i loro momenti di sconforto o disagio: personaggi e attori, caricature e comici, in ognuno di loro si cela il lato oscuro che la tv non passa, che invece filtra dietro ai costumi, spettri che sfumano nelle loro stesse ombre, caricature che per paura d'essere abbandonate s'infilano nelle tasche, nelle maniche, non volendo più abbandonare, nel bene e nel male, i loro creatori. Il presente rosicchia il passato, lo rende poco nitido, mangia i contorni di foto sbiadite, ingordo lasso di tempo che ci nutre dell'oggi e mai sazio del domani. Immagini riaffiorano gettando un occhio al calendario, guardarsi indietro servirà solo a capire che dopo un'abbuffata di memoria i ricordi, dopotutto, sono solo gli... Avanzi.
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