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"In anni in cui domina il cinema-franchise (intrecci e personaggi messi in serie e in sequel) può incuriosire un film che riprende un testo già esplorato e destrutturato o 'copiato' in bella sullo schermo in tante versioni di qualità eterogenea. Interessa un cinema che ha le sane ambizioni del kolossal vecchia maniera. E attrae se al cuore della storia si possono trovare corrispondenze inquietanti con il cinema di guerra che offusca il mondo in questo momento: Occidente contro il terrore, orgoglio e rabbia". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 5 novembre 2002) "La regia di Kapur ha più primi piani di quanti ne possa sopportare un film così imponente, soffocato da una fotografia monocromatica, che mostra un'Africa polverosa e alcune sequenze spettacolari inaspettatamente sbrigative. Manca del tutto il retrogusto britannico e la sequenza iniziale del rugby mostra chiaramente le intenzioni del regista: realizzare un film senza anima, perché questa corrompe l'estetismo in stile Vogue e consente di affollare la vicenda con elementi diversi e incompatibili e di taroccare i comportamenti di una classe aristocratica rappresentandola con i volti stravolti da una visione periferica. Il protagonista Heath Ledger è peggio che inadeguato, ha i tratti volgari di un modello di Calvin Klein e i modi di un terzino di fascia". (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 2 novembre 2002)
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