"Ritmando la vicenda in capitoli, girando in cinemascope con la macchina a mano manovrata da Robby Muller, ricorrendo all'elettronica e a tecniche numeriche, ha creato un paesaggio interiore ed esterno ammirevole, emozionante, affascinante."(La Stampa, Lietta Tornabuoni, 12/10/96).
"Considerato dalla prospettiva della costruzione drammaturgica e dalla declinazione di immagini e suoni, Le onde del destino appare opera notevole. Von Trier coglie bene la specificitā di un ambiente e di un paesaggio; una rigida comunitā calvinista e luoghi affacciati su un mare perennemente rabbuiato nella Scozia settentrionale. Definisce dei personaggi in principio apparentemente semplici e, con ostinazione e fermezza, li avvia verso un'evoluzione inattesa, parecchio sgradevole eppure, dato il fine che il regista si propone, narrativamente necessaria. Ben assecondato dal direttore della fotografia Robby Muller e da attori di molta duttilitā (bravissimi tutti), fa un affascinante uso della macchina a mano. La spinge a "rubare" sia il respiro di ambienti disperati (una piattaforma sul mare, una scogliera, un interno di chiesa, ecc.) che i sussulti, gli spasmi di figure narrative parecchio complesse." (L'Avvenire, Francesco Bolzoni, 11/10/96)
"Originale, ma anche pesantissimo e interminabile, melodramma sentimental-social-religioso del danese Lars Von trier, che racconta, ora con estrema dolcezza ora con improvvisa veemenza, la dolorosa storia di un samaritano, o meglio di un masochista, del sesso. I due protagonisti sono straordinari, anche se Stellan Skarsgaard nudo non č un gran bello spettacolo". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 7 aprile 2001).
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