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"Il resto del film resta quello che era: un kolossal dell'anima in 70 mm. che sdogana l'oscura attrazione per gli abissi, vissuta in forme diverse dai due protagonisti, usando con efficace spregiudicatezza tutti i codici del kitsch, dalla commedia esotica all'avventura disneyana. (...) Il problema è che Besson alza il tiro solo nell'ultimo quarto d'ora, dopo averci intrattenuto a colpi di macchiette e di gag di grana grossa, come la scontatissima storia d'amore fra Barr e Rosanna Arquette, assicuratrice newyorkese conosciuta fra i ghiacci delle Ande (riecco l'esotismo) durante un allenamento". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 settembre 2002)
"Più che all'intreccio, il film si affida agli incanti delle immersioni negli abissi, delle quali i genitori di Besson erano maestri nell'ambito del Club Mediterranée. Nel contesto azzurrino Rosanna fa la figura della turista estasiata, Barr si muove come un sonnambulo e Reno sembra un siciliano da spettacolo di varietà". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 settembre 2002)
"Luc Besson, figlio di due sub professionisti del Club Méditerranée, cresciuto sul mare e nel mare, fa un film mitizzante di profondità e di abissi". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 ottobre 2002)
"Chi ama il mare e i fondali dipinti d'azzurro, si accomodi: la visione è pari a un'immersione in un gigantesco acquario virtuale, dove è necessario trattenere il respiro e obbligatorio vedersi nuotare. Nonostante l'immancabile grandeur, il futuro regista di 'Nikita' e 'Leon' si tuffa anima e corpo nella calde e accoglienti acque del Mediterraneo e ci fa partecipi di una passione, di uno scontro che fece epoca. Gli attori, allora tutti in erba tranne l'Arquette, vanno in profondità, ma la spiritualità lascia spesso il controcampo all'umidità". (Aldo Fittante, 'Film Tv', 8 ottobre 2002)
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