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Lascia Perdere, Johnny! Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-11-30 11:29:00
Provider
Cinematografo
Recensione
“Una carezza, alla memoria di ciascuno”. Per Fabrizio Bentivoglio è questo il suo esordio dietro la macchina da presa con Lascia perdere, Johnny!, presentato in anteprima al Torino Film Festival. Una carezza collettiva o meglio familiare: lo stesso Bentivoglio interpreta il pianista milanese in trasferta casertana Augusto Riverberi; l’esordiente 17enne Antimo Merolillo il chitarrista Faustino Ciaramella, ribattezzato dallo stesso Riverberi Johnny; Valeria Golino un'estetista dal cuore d'oro;  Toni Servillo il Maestro Falasco, trombettista suonato di un'improbabile orchestra; Ernesto Mahieux l’impresario truffaldino; Lina Sastri la amdre di Faustino, mentre il fratello di Toni, Peppe Servillo un crooner "cecato". Nato dai racconti sgangherati di Fausto Mesolella (anche autore della colonna sonora), il chitarrista degli Avion Travel capeggiati da Peppe Servillo, Lascia perdere, Johnny! si tiene lontano dalle secche della nostalgia e del biografismo spicciolo, per raccontare uno satto d'animo, un mood artigianale che si leva da improvvisati spartiti per farsi vita, spontaneismo esistenziale. Non mancano le stecche - il viaggio finale di Faustino "chiamato" da Riverberi a Milano, ovvero Rho, è fuori fuoco e narrativamente inerte, se non controproducente; Servillo Toni è troppo libero di giogioneggiare, sopra le righe come il cuscino che gli gonfia la pancia - ma costante è la sensazione di sincerità e la percezione del laborio - 9 gli anni di gestazione del progetto - di Bentivoglio. Che ritorna alle atmosfere del mediometraggio Tipota, per risuonare note italiane che si sono perse nell'aria, quando pur mascalzoni gli impresari erano degni di fiducia, un palchetto non si negava a nessuno, e il luccichio televisivo si ripuliva nella polvere delle feste di paese, con cantanti della domenica che stonato l'ultimo pezzo scendevano a far barba e capelli al pubblico. Siamo noi ad aver lasciato perdere Johnny. E con tutte le sue debolezze, il film ce lo ricorda, dandoci un buffetto affettuoso. 

Copyright © Cinematografo 2007.

Film
Lascia Perdere, Johnny!
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-03-26 04:27:32
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Filtrati attraverso la sceneggiatura di Umberto Contarello, Filippo Gravino, Guido Iuculiano e Valia Santella (oltre che dello stesso Bentivoglio), quelle disavventure raccontano - con un tocco tra il divertito e il malinconico - la vita grama dei musicisti di provincia, chiamati a suonare nelle feste di paese o a fare da volontario 'supporto' all'esibizione del raccomandato di turno. Si fermasse qui, il film sarebbe il ritratto partecipe e convincente di un fallimento perseguito con tenacia, traguardo quasi obbligato di una vita guidata dalla passione musicale tanto quanto dalla fiducia mal riposta nell'onestà delle persone. Ma la promessa fatta da Riverberi di chiamare Faustino a Milano per aprirgli le porte della vera musica, portando lo speranzoso giovane tra le nebbie del Nord, cambia tono e atmosfere al film. E innesca un'ultima struggente variazione sul tema del rapporto con i maestri (di vita o di musica fa poca differenza): quanto ben riposto, lo scoprirà lo spettatore. A questo punto il film prende una strada più intimista, quasi fantastica, stemperando le trovate umoristiche in un'atmosfera trasognata e irreale, che fa venire in mente film d'altri tempi (il Lattuada del 'Cappotto', il Fellini dei 'Vitelloni' e 'Luci del varietà' che firmarono insieme) offrendo la misura delle ambizioni ma anche delle possibilità registiche di Bentivoglio. Che riesce a chiudere il film senza uccidere il mito della passione musicale ma anche senza edulcorare il senso di una sconfitta che è esistenziale ben più che professionale." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 30 novembre 2007) "Deliberatamente tratto dai racconti di Fausto Mesolella degli Avion Travel, 'Lascia perdere, Johnny!"' è un racconto di formazione prima di tutto ancorato allo sguardo catatonico del protagonista che vede passare sotto gli occhi la vita senza mai scoraggiarsi. Con le sue minime palpitazioni per le donne, l'amore posato per la musica, la non tanto velata (e simbolica) ricerca di una figura paterna, il personaggio di Faustino filtra le omissioni narrative (volute?) di una sceneggiatura in alcuni momenti non pervenuta e rimescola le carte in tavola di una messa in scena che pare virare sul grottesco, ma poi si ancora su un pauperistico realismo d'ambiente che sembra occhieggiare Sorrentino." (Davide Turrini, 'Liberazione', 30 novembre 2007) "La faccia a-cinematografica dell'esordiente Antimo Merolillo, la cui dolcezza e inesperienza fanno di lui un Fausto perfetto, diventano il simbolo dell'indeterminatezza di tutto il film. Ma il tocco di classe lo dà il vero Fausto Mesolella, compositore delle splendide ed ipnotiche musiche di 'Lascia perdere, Johnny!' nonché membro degli Avion Travel." (Paola Casella, 'Europa', 30 novembre 2007) "Sposando la sua insospettata ma intima indole zingaresca con i racconti ascoltati da Fausto Mesolella e dagli altri amici Avion Travel, Bentivoglio diventa regista senza imperfezioni ma con un film pieno di anima." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 30 novembre 2007) "Bentivoglio, al debutto da regista, mostra qualità rare nel nostro cinema, sa ricreare un'atmosfera con malinconico cinismo, unisce con un sano divertimento satira e nostalgia, memoria e ironia, con forse involontari omaggi al cinema che fu: metti il seducente finale nella nebbia di Rho o il temporale improvviso, che sono le avvisaglie felliniane. Andando in flash back nel Sud italiano anni 70, l'autore si racconta con tenerezza, pur senza sconti. Inscena le luci del varietà del mondo della canzone arrangiata in provincia con un occhio di riguardo alla biografica esperienza degli Avion Travel. Ogni personaggio, anche piccolo, è essenziale a una tela narrativa che non perde colpi e tiene in dovuto conto i caratteristi. Bentivoglio conosce la materia, si dirige bene e ottiene il meglio da colleghi strepitosamente in parte, da Valeria Golino agli insuperabili Servillo brothers, da Lina Sastri a Ernesto Mahieux fino al deb Merolillo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 dicembre 2007)

Copyright © Cinematografo 2008.



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