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Se questo è un genio?
Jorge lavora come infermiere in un istituto geriatrico. La sua vita monotona cambia improvvisamente quando scopre che un suo anziano paziente, che passa la maggior parte del tempo in stato catatonico, è dotato di uno straordinario talento pittorico. Jorge decide di appropriarsi dei suoi quadri e di proporli a una galleria d'arte spacciandosi per l'autore. Diventa così in brevissimo tempo un artista di fama nazionale, osannato dai critici come il nuovo fenomeno della pittura contemporanea. Egli si ritrova repentinamente proiettato nel sofisticato mondo delle gallerie d'arte, fatto di curatori cervellotici e collezionisti snob. Tuttavia il suo destino è legato a doppio filo a quello del suo paziente e al perdurare della sua creatività...
Prendersi poco sul serio
Trovare una precisa definizione di arte è un tema esplorato per decenni da critici e filosofi. L'ambiguità del termine stesso ha sollevato molteplici controversie e scontri tra varie scuole di pensiero. Oggi la scena dell'arte contemporanea ha drasticamente cambiato il proprio panorama assottigliando la linea di demarcazione tra cosa è arte e cosa non lo è.
Questo bel film, opera prima di due registi nonché artisti argentini, tenta in qualche modo di esorcizzare il serioso dissertare intorno a questo annoso problema.
Una crew fatta quasi esclusivamente di persone che hanno attivamente a che fare con l'arte, dunque lontani dai meccanismi dell'industria cinematografica, riesce nella creazione di un raffinato cammeo.
Stilisticamente parlando, trattasi di un film un po' scarso, con quell'uso eccessivo e inaccurato della camera fissa, che è però giustificato almeno in parte dall'idea che le immagini sullo schermo siano anche dei quadri; come del resto lo spettatore che guarda il film è a sua volta guardato dagli attori, proponendo così un interessante discorso metafilmico.
L'umorismo della storia risulta sobrio e acuto, in una pellicola che si attesta come una intelligente, anche se non ci è dato sapere quanto volontaria, presa in giro, e sovente persino messa in ridicolo, del mondo dell'arte contemporanea. Gli autori sembrano proporre inoltre una sorta di monito temperato rivolto a questo mondo elitario e snobistico: se proprio l'arte ha da tempo rinunciato a mostrarsi in modo comprensivo alla gente, perdendo la sua funzione educativa ed estetica, che almeno cerchi di essere più simpatica, prendendosi meno sul serio!
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"Sorpresa: un piccolo film diretto da due registi argentini, Mariano Cohn e Gaston Duprat, che passa in concorso quasi inosservato, e uno dei più belli e divertenti della sezione ufficiale del Festival di Roma. (...) Satira feroce sulla societa contemporanea, ben recitata e scritta, che coinvolge quasi tutti gli addetti ai lavori, dai critici ai galleristi. Andres Duprat, lo sceneggiatore, ha un passato di curatore d'arte e di programmi culturali e come coproduttore c'e un famoso artista argentino: Leon Ferrari, Leone d'Oro 2007 alla Biennale d'Arte di Venezia." (Marina Sanna, 'cinematografo.it', 29 ottobre 2008) "Concettuale e modernissimo invece 'El artista', degli argentini Mariano Cohn e Gaston Duprat. (...) L'arte esiste, sembrano dire i registi, e solo ostaggio di un sistema malato. E per ricordarcelo, mentre tengono fuori campo le opere, fanno di ogni inquadratura un'opera d'arte moderna giocando non solo sulla bellissima luce ma su volumi, superfici prospettive, riempiture, in un contrappunto ironico-appassionato al tema del film. Una festa per gli occhi. Anche se alla lunga, come in ogni opera concettuale, il gioco si fa fin troppo scoperto." (Fabio Ferzetti, 'il Messaggero', 29 agosto 2008) "Commedia graffiante, dove parlano solo (e a vanvera) i critici, che ironizza sull'arte. Con un rigore formale invidiabile." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 ottobre 2008) "Con un soggetto come quello di 'L'artista' era facile cadere nell'ironia plateale o in una parafrasi alla moda del dorato mondo dell'arte. I videoartisti argentini Duprat e Cohn fanno l'esatto contrario, anche perche di quel mondo sono l'espressione (davanti all'obiettivo ci sono veri artisti e intellettuali della scena argentina) e non giudicano mai niente e nessuno, ma allineano personaggi e situazioni con tocco insieme garbato e affilato. E soprattutto fanno di molte inquadrature un'opera d'arte moderna giocando non solo sulla bellissima luce ma su volumi, superfici, prospettive, campiture, in un contrappunto ironico-appassionato al tema del film. Una festa per gli occhi. Anche se alla lunga, come in ogni opera concettuale, il gioco si fa un poco scoperto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 02 ottobre 2009) "Il bravo protagonista medita sostanzialmente su che cosa possa essere definito arte: le sue riflessioni sono abbastanza facili da poter piacere anche agli spettatori poco interessati all'argomento." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 02 ottobre 2009) "Diretta da due registi formatisi al video sperimentale, una coproduzione italo-argentina dove ogni inquadratura e attentamente calcolata e produce significato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 02 ottobre 2009)
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