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"Da quando in qua tagliarsi i baffi è un gesto metafisico? Lo fa Vincent Lindon in 'La moustache' ma né la moglie (una scialba Devos) né gli amici se ne accorgono. (...) Sogno, ma forse no; rimaniamo in attesa di una spiegazione, come si addice alle intelligenti provocazioni intellettuali: cambiamo noi o il mondo? Domanda senza risposta anche se Lindon è un attore inquieto e bravo, ci rimanda molte sfumature e il piacere dell' enigma. Qualcuno ha scritto che è un sottile flirt con la follia: non è la prima volta, ma l' impasto narrativo è seducente. Carrère, regista e scrittore ('L'avversario'), fa quello che fecero Resnais e Robbe Grillet, destabilizza le regole: con mano profondamente leggera, o forse leggermente profonda. È uguale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 giugno 2006) "Bel debutto d'autore, all'insegna del thriller psicologico, per lo scrittore Emmanuel Carrère che trasferisce sullo schermo il suo fortunato romanzo 'I baffi' (Bompiani). 'L'amore sospetto-La moustache' è un film suggestivo, originale, sempre sospeso tra realtà e immaginazione e deve tutto al protagonista Vincent Lindon sul cui viso mobilissimo e nervoso si rincorrono dolore, stupore, smarrimento, follia. Apologo sulla crisi d'identità, inno all'amore di coppia (la moglie è Emmanuelle Devos, perfetta), discesa progressiva nella paranoia? Inutile porsi tante domande: come suggerisce lo stesso Lindon, lo spettatore deve abbandonarsi alle suggestioni del film come di fronte a un'opera d'arte che incanta senza lasciarsi decifrare completamente." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 24 giugno 2006) "'L'amore sospetto' è un film abbastanza insolito e spiazzante che non teme di rivolgersi a spettatori raffinati o quantomeno curiosi, interessati a navigare tra le anse di un racconto arditamente sospeso tra realtà e immaginazione. Varrebbe la pena di vederlo anche per Vincent Lindon, a volte solo una faccia da schiaffi, ma qui protagonista pienamente in grado di cimentarsi in una gamma di espressioni/sensazioni polifoniche. In effetti, la prima regia dello scrittore Emmanuel Carrère (tratta dal suo romanzo edito in Italia con il titolo 'I baffi') punta sull'incubo kafkiano in cui sprofonda Monsieur Marc, normalissimo 45enne che ha deciso senza un motivo preciso di tagliarsi i baffi: (...) Questa componente pretenziosa dimostra che Carrère non ha il dono di una regia elegante e penetrante; tuttavia grazie a Lindon, alla sospesa musica di Philip Glass e a numerose inquadrature colte in mirabile sintonia con gli stati (alterati) della mente, 'L'amore sospetto' riesce a non disunirsi troppo nelle fumisterie psicoanalitiche e a far vibrare la razionale paranoia dell'ex baffuto Marc sino ai chiaroscuri esistenziali dell'epilogo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 giugno 2006)
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