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L'Amore Sospetto Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-06-23 18:22:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Una misurata ma inquietante riflessione sul rapporto fra l'Io (la soggettività) e la Realtà (la presunta oggettività), fra ciò che pensiamo di vivere e di sapere di noi stessi e ciò che gli altri, il mondo esterno, realmente sono e percepiscono di noi. Dirigendo per la prima volta un film, tratto dal suo romanzo I baffi, lo scrittore e sceneggiatore francese Emmanuel Carrère con L'amore sospetto avvolge il suo protagonista e gli spettatori in una sottile spirale di paranoia, usando l’adeguato sottofondo di musica minimale di Philip Glass. Descrive la graduale perdita delle certezze esistenziali acquisite da un uomo, e la conseguente crisi d’identità e del rassicurante legame coniugale. Un 40enne decide una mattina di tagliarsi i baffi dopo anni, ma nessuno se ne accorge: né la moglie, né gli amici, né i colleghi di lavoro. Anzi, tutti sono convinti che i baffi non li abbia mai portati. L’uomo pensa a uno scherzo, a un piccolo complotto, quindi - di fronte alla consorte preoccupata - alla spiegazione peggiore: un’incipiente follia. Carrère costruisce un implacabile puzzle di angoscia privata, quotidiana, in modo inversamente proporzionale al mosaico di ricordi e convinzioni del protagonista, che invece va in frantumi. Come uno specchio rotto che non riflette più il tranquillo volto rasato, ma schegge di una realtà irriconoscibile, che non risponde più alle usuali aspettative. L'operazione di spiazzamento surreale con quesiti filosofici (è lui che impazzisce o l'ordine del mondo sta perdendo i pezzi e la logica) non è nuova al cinema e in TV, come pure in teatro. Carrère è sulla lunghezza d’onda dei geniali maestri del "sovvertimento" esistenziale da incubo: Kafka e Pirandello, Hitchcock e il Polanski di L'inquilino del terzo piano, Lynch e il regista di L'uomo senza sonno. Ma vanno citati anche i telefilm di Ai confini della realtà. Nella seconda parte di L'amore sospetto, Carrère fa evadere dall’incubo il personaggio fino a Hong Kong e a Macao. A differenza del finale disperato del romanzo, gli offre un’altrettanto surreale via d’uscita, una possibile vita alternativa che ricompone le sicurezze: i baffi e la fiducia nell’amore di coppia. Ma fino a quando? Nell’ultima scena, a letto, il bravissimo interprete Vincent Lindon non dorme, forse teme ancora di perdere nuovi tasselli di sé.

Copyright © Cinematografo 2006.

Film
L'Amore Sospetto
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-14 04:01:02
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Da quando in qua tagliarsi i baffi è un gesto metafisico? Lo fa Vincent Lindon in 'La moustache' ma né la moglie (una scialba Devos) né gli amici se ne accorgono. (...) Sogno, ma forse no; rimaniamo in attesa di una spiegazione, come si addice alle intelligenti provocazioni intellettuali: cambiamo noi o il mondo? Domanda senza risposta anche se Lindon è un attore inquieto e bravo, ci rimanda molte sfumature e il piacere dell' enigma. Qualcuno ha scritto che è un sottile flirt con la follia: non è la prima volta, ma l' impasto narrativo è seducente. Carrère, regista e scrittore ('L'avversario'), fa quello che fecero Resnais e Robbe Grillet, destabilizza le regole: con mano profondamente leggera, o forse leggermente profonda. È uguale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 giugno 2006) "Bel debutto d'autore, all'insegna del thriller psicologico, per lo scrittore Emmanuel Carrère che trasferisce sullo schermo il suo fortunato romanzo 'I baffi' (Bompiani). 'L'amore sospetto-La moustache' è un film suggestivo, originale, sempre sospeso tra realtà e immaginazione e deve tutto al protagonista Vincent Lindon sul cui viso mobilissimo e nervoso si rincorrono dolore, stupore, smarrimento, follia. Apologo sulla crisi d'identità, inno all'amore di coppia (la moglie è Emmanuelle Devos, perfetta), discesa progressiva nella paranoia? Inutile porsi tante domande: come suggerisce lo stesso Lindon, lo spettatore deve abbandonarsi alle suggestioni del film come di fronte a un'opera d'arte che incanta senza lasciarsi decifrare completamente." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 24 giugno 2006) "'L'amore sospetto' è un film abbastanza insolito e spiazzante che non teme di rivolgersi a spettatori raffinati o quantomeno curiosi, interessati a navigare tra le anse di un racconto arditamente sospeso tra realtà e immaginazione. Varrebbe la pena di vederlo anche per Vincent Lindon, a volte solo una faccia da schiaffi, ma qui protagonista pienamente in grado di cimentarsi in una gamma di espressioni/sensazioni polifoniche. In effetti, la prima regia dello scrittore Emmanuel Carrère (tratta dal suo romanzo edito in Italia con il titolo 'I baffi') punta sull'incubo kafkiano in cui sprofonda Monsieur Marc, normalissimo 45enne che ha deciso senza un motivo preciso di tagliarsi i baffi: (...) Questa componente pretenziosa dimostra che Carrère non ha il dono di una regia elegante e penetrante; tuttavia grazie a Lindon, alla sospesa musica di Philip Glass e a numerose inquadrature colte in mirabile sintonia con gli stati (alterati) della mente, 'L'amore sospetto' riesce a non disunirsi troppo nelle fumisterie psicoanalitiche e a far vibrare la razionale paranoia dell'ex baffuto Marc sino ai chiaroscuri esistenziali dell'epilogo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 giugno 2006)

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