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L'Amore Probabilmente Recensione

"L'Amore Probabilmente" recensioni

Film
L'Amore Probabilmente
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:59:52
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

Dalle note di regia: "'L'amore probabilmente' ... ma avrei potuto intitolarlo anche 'Il cinema probabilmente': questa arte o mestiere che - compiuti cento anni - non sa più chi è e non sa ancora cosa sarà. Forse anche per queste ragioni - per risvegliarci dal coma mediatico in cui ci siamo cacciati - ho fatto un film che sceglie come contenuto privilegiato il solo che, di questi tempi, a queste latitudini, mi pare degno di essere raccontato: il dispositivo della rappresentazione, il sentimento della pratica creativa, il pensiero (alto o basso che sia) che sottintende la fabula. (...) Scoprire giorno per giorno il talento di un'attrice, il tesoro nascosto delle sue possibilità è l'avventura più bella che può capitare a un regista: come l'astronomo, al telescopio, che individua un nuovo corpo celeste prima sconosciuto. Eppure era lì da sempre. (...)Il digitale, con cui ho girato gran parte del film, permette di praticare un cinema povero e più libero e consente di ridurre la presenza ingombrante della macchina da presa creando un rapporto di familiarità tra l'attore e il regista."

"Suggestioni in abbondanza, preziosa ricerca di stile. C'è un gusto raffinato in ogni apparente 'sporcatura' o casualità. Restiamo però incerti davanti alla domanda: riesce a emozionare?". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 30 agosto 2001)

"In un cinema italiano minimalista, 'L'amore probabilmente' ci restituisce perfino l'Assoluto, i grandi temi dello spettacolo legati all'uomo creatore di menzogne in un tono che passa dall'artificioso al brillante al sentimentale con bel passo e gli inevitabili rimandi a Welles, Godard, e al capolavoro che per sempre mescolerà vita e cinema, '8 e mezzo'. E se Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni sono bravi e leali con il magma poetico del film, tenendosene a debita distanza, Rosalinda Celentano è una straordinaria presenza fisica ed emotiva, una pila sempre carica che appena appare sullo schermo calamita su di sé ogni sguardo e attenzione". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 agosto 2001)

"E' una gioia ritrovare la 'corda pazza' di Giuseppe Bertolucci nel suo primo lavoro in digitale, quasi un manifesto delle grandi possibilità visive offerte dal nuovo mezzo. Con eccessi e ripetizioni e qualche rischio di birignao, ma anche con una vitalità e una capacità di emozione sorprendenti in un film così volutamente sperimentale, aperto, spezzato, e come portato per mano dalla voce fuori campo dell'autore". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 agosto 2001)

"Cerebrale, autoreferente fino al culto dell'ombelico, il film di Bertolucci II ha altri due pregi: il comprimario ticinese Teco Celio, tesone ducesco e vocione con inflessione che si direbbe dell'area Bellinzona-Airolo, e lo sfondo lacustre gunasnese". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 30 giugno 2001)

Copyright © Cinematografo 2006.



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