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"Musiche invadenti, bellurie da spot, inverosimiglianze a go-go: anche quando deve rifare un grande Chabrol ('Stéphane, una moglie infedele', 1968), Lyne perde il pelo ma non il vizio. E la parte più interessante del film, la paradossale complicità che si stabilisce fra il marito tradito e la moglie, resta inerte ed esteriore". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 dicembre 2002)
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