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"Mixando con superficiale brio due generi classici del cinema Usa, lo sportivo e il carcerario, il regista Peter Segal offre il suo remake di un piccolo grande classico di Aldrich del '74, 'Quella sporca ultima meta'. (...) Il tutto è realizzato con molta musica in puro stile Mtv, ma anche rispettando le regole più canoniche di suspense e di polemica, in un trionfo di stereotipi in cui Sandler si trova un po' a disagio. Nel gruppo il più originale è Chris Rock, nel ruolo di indocile prigioniero che si prende carico di tutto è che è la vittima designata del lato melodrammatico di un film prevedibile ma trattato con brio e recitato benissimo soprattutto dai caratteristi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 luglio 2005) "Stavolta il remake della bella storia è addirittura basato sulla sceneggiatura originale del 1974, con varianti: i toni di commedia sono accentuati anche a causa della presenza di Adam Sandler protagonista, un attore comico-brillante bravo anche nei ruoli malinconici o drammatici che in Italia non arriva ad affermarsi; Burt Reynolds fa una piccola parte nostalgica di allenatore e Courtney Cox fa un'apparizione come insopportabile fidanzata di Sandler; diversi atleti e campioni di wrestling americani sono tra gli attori secondari. È pure accentuata la suggestiva semplificazione del film di Aldrich: se i detenuti sono delinquenti, i secondini energumeni sono più carogne di loro, e l'idea generale resta quella di descrivere un mondo (immagine della società esterna al carcere) non formato da buoni e cattivi, ma da cattivi e meno cattivi, oppure da cattivi trucidi e cattivi simpatici. Nel film originale come in questo rifacimento, il momento più appassionante e divertente è naturalmente quello della partita, girata benissimo, con una fisicità e un'ira energica che rende travolgente la nemica rivalità. Le battute sui gay, sui vecchi e sui grassi sono troppo numerose e brutte, ma non veramente astiose." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 agosto 2005)
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