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Quello che a Margarethe Von Trotta è riuscito con L'Africaina (L'Africana) è l 'amalgama dello scenario. Tendono a estrapolarsi gli ingredienti, personaggi più ibseniani che cechoviani, suggestioni drammatiche alla Bergman in un climaterio mediterraneo e francese, tematiche da grande letteratura romantica, gioco a rimpiattino tra piani del detto e non detto, distrazioni a riporto su parentesi di esoterismo e magia. E' come se la Von Trotta sia rimasta sul piano linguistico a quei movimenti tra "paura e amore" del film precedente: la regia è partecipe e distaccata insieme, con dialogati che smottano talora nel silenzioso facile ma sempre addosso ai personaggi con tale inerenza e intimità da isolarli dal contesto. (Alberto Pesce, La Rivista del Cinematografo)
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