Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
Copyright © Cinematografo 2006.
"Dopo i film-enigma ('Il sesto senso', 'Signs', 'The Village') che ne hanno consacrato il successo, il più dotato regista del cinema fantastico contemporaneo lancia una sfida promettente: introdurre la fabia nella vita di ogni giorno, giocando sul labile confine tra realtà e immaginazione. Ma commette un errore (...). Anziché lasciarsi andare alla poesia ingenua del soggetto, si mette in testa di fare del film una specie di manuale d'istruzione sul proprio cinema. Così ne smonta il meccanismo e ne esibisce l'artificio. "Roberto Nepoti, "la Repubblica", 29 settembre 2006) "Va bene, il nuovo film dell'autore del 'Sesto Senso', costatogli un fragoroso divorzio dalla Disney, è confuso, predicatorio e narciso. D'accordo, il messaggio è sfacciato (la ninfa si chiama Story...), l'ideologia new age , i debiti con Spielberg troppo evidenti. Per di più lo stesso regista, ahiahi, si ritaglia il ruolo del predestinato e abusa del suo potere per vendicarsi dei soliti critici ottusi (sia pure con più ironia del solito). Tutto vero, però... Però il gioco è più divertente qui che nel serioso 'The Village'; e il mix di ingenuità quasi infantile, stile classico, colpi bassi, capacità di riflettere sul proprio lavoro, funziona a meraviglia fin quasi alla fine, stucchevolmente fantasy. Anche grazie all'incredibile fotogenia preaffaellita di Bryce Dallas Howard." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 settembre 2006). "Uccidere un critico cinematografico è il sogno proibito di tutti i registi, ma fino a questo momento il solo Fellini in '8 ½' aveva osato far impiccare dagli sgherri della produzione il cavilloso Jean Rougeul. Ed ecco che M. Night Shyamalan ripete la prodezza in 'Lady in the water' facendo sbranare l'antipatico Bob Balaban da una belva in libertà. Non c' è da meravigliarsi che i recensori americani abbiano ricambiato l' antipatia del regista stroncando ferocemente il film, che anche al botteghino non ha avuto fortuna. Amaro destino per un titolo finito al centro di un contenzioso tra l' autore e la Disney, che se n' era liberata in fase di preparazione. Ma il risultato, una volta trasferita l' impresa alla Warner Bros., sembra dar ragione ai dubbi sollevati dagli executives disneyani sui quali qualcuno ha addirittura scritto un libello per bollarli come filistei. (...) Per quanto riguarda l' atmosfera, come sempre nei film di questo autore, ci siamo in pieno; ed è anche azzeccato il confronto fra l' esangue creatura magica e il suo salvatore Giammatti, attore splendido nel registro minimalista oltre che sottilmente spiritoso. Però il contesto, pur offrendo qualche figuretta schizzata con gusto, è affollato e confuso, tra una studentessa coreana che traduce i racconti leggendari fatti dalla mamma in lingua originale, un enigmista utilizzato per trovare le formule magiche, uno scrittore di belle speranze, un culturista, una dama animalista, un complesso rock e il critico di cui si è detto. Man mano che procede, il film rischia insomma di estenuarsi nella chiacchiera dissipando poco a poco la suggestione della prima mezz' ora." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 29 settembre 2006)
Copyright © Cinematografo 2006.