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Lady Henderson Presenta Recensione

"Lady Henderson Presenta" recensioni

Film
Lady Henderson Presenta
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-01-19 04:01:26
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Consenso pieno alla gentile signora che in fine proiezione ce lo definiva 'un film elegante', anche se la qualifica si assegna in genere ai belli senz'anima. Proprio perché 'Lady Henderson presenta' assomiglia a un capo d'abbigliamento old fashion, affidabile nella sua stoffa di qualità e confortevole nella sua linea senza guizzi appariscenti. Un copione fluido e moderato, la regia di mestiere di Stephen Frears, due interpreti bravissimi, la giusta atmosfera londinese (sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale), una stoccata a favore dell'orgoglio patriottico britannico e un'altra contro la stupidità di ogni censura repressiva: schivando quasi sempre la melensaggine dei sottomotivi sentimentali, la vicenda ispirata - con le libertà del caso - alla vera storia di un celebre teatro di Soho è un gradevole esempio di cinema anacronistico che non smuoverà la folle, ma neppure farà rimpiangere agli utenti il prezzo del biglietto. (...) Ovviamente i caratteri di Judi Dench e Bob Hoskins rubano la scena, col duplice risultato di impreziosire i crepitanti dialoghi e le divertenti scaramucce e rendere un po' goffi e stereotipati i personaggi di contorno e gli svolazzi poetici disseminati in sottotesto. Lo stile di Frears non fa alcuna fatica a destreggiarsi tra realismo documentario (con tanto di filmati d'epoca) e messinscena classica, ma il suo difetto più vistoso sta nell'implausibile passaggio tra ironie libertine e lacrimucce da melò bellico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 7 gennaio 2006) "Se gli attori troppo bravi possono dare ai nervi, non questo è il caso della sublime Judi Dench. Bisogna vederla duettare con Bob Hoskins animando una coppia di personaggi agli antipodi, ma di pari testardaggine, che battibeccano, s'insultano, si provocano, si ammirano e che, dopo un po', ti sembra di conoscere personalmente. Come vorresti conoscere la bionda Kelly Reilly, e non solo per le morbide grazie che offre allo sguardo. Da quell'eclettico snob che è, Stephen Frears lascia agli attori tutto lo spazio di cui necessitano. Poi, quasi senza parere, ne ritaglia uno per se stesso: spolvera via lo strano manierismo retrò che tende a depositarsi sulle storie d'epoca, imprime al succedersi delle sequenza un ritmo vivace, si lascia andare con naturalezza sia all'istinto ludico, sia alla voglia di commuovere. E gioca beffardo col voyeurismo dello spettatore: il che, al cinema, non è mai casuale."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 gennaio 2006). "La commedia parte alla grande in deliziosa sintonia con l'humour british, si diverte da matti nel curiosare dietro le quinte del vaudeville col manager Bob Hoskins, che si leva le mutande per amor d'arte. Purtroppo poi Stephen Frears, amante del teatro (vedi il film su Joe Orton) quando entra in scena Hitler non rinuncia a una dose doppia di retorica che tramuta il ritmo brillante del modernariato teatrale in una sfacciata 'Mrs. Miniver'. Divertente la nascita del nudo e la lotta col Ciambellano: la frase 'the show must go on' nacque allora? Il battibecco romantico è affidato alla sovrumana abilità e al glorioso birignao di Judi Dench fra topless e comprimari di classe." (Porro Maurizio, 'Corriere della Sera', 13 gennaio 2006)

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