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"Il racconto e ripetitivo e un po' languente, con punte drammaturgiche quali un porcospino che mangia una fetta di prosciutto. Però i paesaggi sono rasserenanti, la morale condivisibile, ammirevole la capacita di mettere in scena gli animali." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 marzo 2008) "Visto attraverso gli occhi capaci di stupore della bambina, il film conduce in luoghi splendidi e remoti a rimirare a distanza ravvicinata il mondo degli animali quando agiscono inconsapevoli della nostra presenza: dall'alce all'istrice, dai lupi alla lince, dai lupi alla lince, dall'opossum all'orso bruno. Tutti ripresi, così come le volpi selvatiche, in quello straordinario habitat che e il parco Nazionale degli Abruzzi. I cui scorci montati insieme con quelli dell'Ain vanno a comporre un paesaggio che pur partendo alla realta assume una suggestione fantastica e pressoche magica. Sono i valori sicuri di questa fiaba realizzata con molta abnegazione e niente effetti speciali, che rischia a volte di scivolare nel patinato, ma contiene l'idea vincente di una natura chiusa nel suo mistero e da accettare così com'e." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 21 marzo 2008) "Si va dalla retorica della natura alla Disney anni '50 con fiori in sboccio, rane che saltellano, alla nevrosi di questa bambina molesta e tosta come una mini Isabelle Huppert: se qualche volpe la vede in giro nei boschi chiami subito il Telefono Azzurro." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 marzo 2008) "Nell'abituale stile documentaristico di Jacquet non ci sono dialoghi mentre la piacevole voce fuori campo di Ambra Angiolini (come quella di Fiorello per la 'Marcia dei Pinguini'), a confronto con le immagini, sembra un orpello." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 21 marzo 2008)
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