"Dmitrij, Ivan, Alesa e Smerdiakov sono 'I fratelli Karamazov' del romanzo di Dostoevskij (1880). Luigi (Fabrizio Bentivoglio), Michele (Emilio Solfrizzi), Aldo (Massimo Venturiello) e Mario (Paolo Briguglia) sono i quattro fratelli Di Santo del film 'La terra'. Non c'è dubbio che l'ispirazione del regista Sergio Rubini è fiorita fra le steppe russe e lo confermano vari particolari. (...) Nel quadro del cinema nostrano, afflitto da troppi film invertebrati e senza personalità, Rubini conferma di possedere un talento dalle salde radici antropologiche. Il regista non si tira indietro nell'affrontare la materia in chiave di melò (e su questo fronte si può discutere l'eccessiva invadenza del pur efficace commento musicale di Pino Donaggio), ma a dimostrare che il novello Matarazzo ha letto Proust bastano le immagini di quell'interno familiare semiabbandonato, che accoglie il figliol prodigo dentro ambienti congelati e ammutoliti. La svolta del giallo, con la sparizione del vecchio fucile da caccia paterno e i sospetti sull'identità dell' assassino che si spostano da un fratello all'altro, fa pensare a certi film di Chabrol ambientati nella provincia francese. Interpreti mobilitati in loco assicurano un'assoluta verosimiglianza e bisogna riconoscere che i primari si amalgamano e intonano ottimamente al contesti. Ancora una volta la prestazione di Bentivoglio, uno dei pochi attori in grado di raffigurare in modo convincente un intellettuale, spicca per intensità e finezza; e tuttavia l'uno per l'altro tutti sanno difendere con convinzione la causa dei rispettivi personaggi. In fondo al film ci scopriamo disponibili ad accettare anche i caratteri più ostici ed è forse per l'affetto che ormai lo lega all'intera tribù che l'autore promuove una sanatoria non del tutto convincente dopo tanti scontri di sentimenti e interessi." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 24 febbraio 2006) "'La Terra' di Sergio Rubini è madre e matrigna in pari misura. Il regista torna ai suoi scenari pugliesi (suggestivi) ma con un disegno più spettacolare. Mette in scena un plot con delitto e colpevole da scoprire. Bentivoglio, che dopo il precedente film con Rubini 'L'amore ritorna', incarna ancora le fantasie autobiografiche dell'autore. (...) E' chiaro che la rivisitazione delle origini e del passato da parte di Bentivoglio-Rubini è anche un viaggio interiore. Se nel film precedente questo patrimonio interveniva, attraverso il personaggio di Rubini in quel caso salvifico (era un medico) a riscattare il protagonista da una crisi di smarrimento, qui presenta tutti i conti sospesi, è un punto di vista anagrafico, costringe il protagonista a farsi carico della memoria e delle responsabilità sgradite. Lo costringe a non essere più lo stesso di prima, o forse ad essere completamente se stesso assumendo come propria anche la parte che aveva rifiutato. Un racconto appassionato e colorito, spesso molto caricato: in senso melodrammatico, in senso grottesco, anche in senso comico." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 24 febbraio 2006) " 'Se Rocco con i suoi fratelli' non fosse venuto al Nord gli sarebbe successo quello che Rubini immagina per la sua feroce famiglia pugliese impiegata a tempo pieno in rancori e vendette a causa della terra. Karamazov del profondo Sud in un film che trasmigra con intelligenza dalla commedia al melò (ma la musica di Donaggio perseguita la storia!) con la sensibilità e l'amore critico per le radici di un autore attore che dirige i bravissimi Bentivoglio, Solfrizzi, Briguglia e Venturiello, un match multiplo di odio e amore." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 marzo 2006)
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