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Se mi lasci non vale
Kate, maniaca del controllo, è in procinto di sposare Henry, ma durante i preparativi per il ricevimento di nozze subisce un singolare incidente domestico, e muore. Il fidanzato della sfortunata ragazza non ha alcun desiderio di riprendere una vita normale e si rinchiude in sè stesso. Chloe, la sorella di Henry, preoccupata per il fratello, decide di condurlo da Ashley, una medium che abbina alle sedute spiritiche una fiorente attività di catering. Henry è scettico, ma accetta. La speranza di tutti è che Kate, dall'al di là, dia il proprio consenso ad Henry perché questi ricominci a vivere. Nel frattempo, fra lui e la bella Ashley scatta la scintilla, ma la love story suscita le ire di Kate, che riesce a materializzarsi solamente davanti ad Ashley rendendole la vita impossibile.
La commedia fantasma
Ci sono film che assolvono a una funzione specifica: quella di evidienziare come non fare cinema. La sposa fantasma è la prova di come sia difficile costruire una commedia che si possa definire tale perché, in definitiva, la commedia nel film di Jeff Lowell è assente, e al suo posto si intrufola un amalgama di luoghi comuni e di trovate che non decollano. E' risaputo che l'intromissione dell'al di là nella vita quotidiana sia un topos narrativo, utilizzato spesso nella cinematografia d'oltreoceano e non solo. E' doveroso quindi fornire una veste originale a intrecci e trame popolati da ologrammi e dintorni, altrimenti il risultato è la noia. Il film di Jeff Lowell, con la star televisiva Eva Longoria, è davvero una pellicola mediocre. Nulla di attraente compare in 96 minuti di spreco. Il ritmo di questa cosiddetta commedia 'romantica” è intollerabile, e la lentezza con cui vengono mostrate situazioni che dovrebbero essere comiche e pronunciate battute che dovrebbero suscitare il riso rappresenta forse la pecca maggiore. Tutto è scontato e ovvio, tutto procede senza suscitare una minima emozione, e se qualche risata in platea c'è, è dovuta a un improvviso guizzo nella totale piattezza. Che dire poi della presenza di una gag volgarissima che dovrebbe dare corposità all'inconsistenza del film? La scaltrezza non è in grado di risollevare le sorti di una pellicola che sembra essere stata realizzata senza una ragione apparente; il politicamente scorretto è un registro che deve essere utilizzato con dovizia, altrimenti è solo di cattivo gusto.
L'unico richiamo che La sposa fantasma può vantare nei confronti del pubblico è la presenza di Eva Longoria, che qui, a dire il vero, non esprime molto di più di quanto normalmente faccia nella pubblicità di una nota marca di cosmetici. E' ovvio che la pellicola in questione conservi tutte le caratteristiche di un prodotto hollywoodiano, conseguentemente la sua fattura non mostra lacune di rilievo. Sostanzialmente si tratta di un bel pacchetto nel cui interno non c'è nulla. Una nota di merito va in ogni caso alle interpretazioni di Lake Bell (Ashley) e Jason Biggs (Dan), che fanno quello che possono nelle strettoie di una sceneggiatura tediosa e di nessun interesse. Consigliato solamente a chi non cerca emozioni.
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"Sono passati 18 anni, è l'ora di un quasi remake di 'Ghost'? Ecco la trovata del regista deb molto televisivo Jeff Lowell: una sposina muore un'ora prima delle nozze. Da allora gelosa, perseguita come fantasma la sensitiva da catering che vuole conquistare il suo ragazzo. Stiracchiata, la romantic comedy di tipologia televisiva comprende anche un pappagallo che ci porta in dote l'happy end e il ragazzo cuoco che si finge gay e la mena per mezzo film che invece non lo è. Il fantasmino da salotto che resiste anche agli esorcismi è Eva Longoria, una delle casalinghe disperate, ma né lei né la rivale Lake Bell sembrano convinte del giochetto a ripetizione in cui è durissimo trovare qualcosa che sembri una sorpresa. Oggetto del desiderio è Paul Rudd, animalista che finisce a far sesso in tre con l'ectoplasma della sua ex. Jason Biggs cresce ma era meglio quando si masturbava con american pies." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 aprile 2008) "Ci vuole del genio per inventare un film tanto scemo. Onore dunque al debuttante Jeff Lowell, che l'ha scritto (con i piedi) e diretto (fate voi). (...) La confezione sciatta e l'umorismo inesistente ne vietano la visione. A meno che vi diverta il ripetuto crepitare del fondo schiena in una scena da far arrossire Alvaro Vitali." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 aprile 2008)
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