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Dalle note di regia: "Entrata nell'idea di utilizzare per un film i racconti della scrittrice A.M. Homes, che mi avevano molto colpita, ho dovuto compiere un'ardua operazione di smontaggio e di rimontaggio. I sette racconti della scrittrice, infatti, si svolgevano in periodi e ambientazioni diverse. E' stato quindi necessario riscrivere quasi tutto e ho colto l'occasione per inserire alcune mie esperienze personali."
"Ancora un film sulla crisi della famiglia americana, ma Rose Troche, sa distinguersi. Partendo dai racconti di A. M. Homes, si concentra sui personaggi grazie a una fotografia che cancella il risalto cromatico di ciò che li circonda. Adotta un ritmo da mezzofondista e realizza un film corale che cresce alla distanza grazie a un cast di vecchie glorie e giovani strappati al cinema commerciale. Il più bravo è Dermot Mulroney, che per parlare con il figlio gli regala un walkie-talkie. Il suo avvocato è un buffo esaurito che riacquista la speranza. Come la stessa Troche, che nel finale ci confessa un peccato grave: lei alla famiglia americana ci crede ancora. E alla sicurezza del nichilismo, preferisce la fragilità di un sofferto ottimismo". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 novembre 2002)
"La sociologia americana esplode in tutto il suo orrore nell'allarmante gara al centro commerciale in cui bisogna 'toccare' un'auto per 48 ore per poi vincerla. La regista Rose Troche ('Go Fish') scrive e dirige con una sottigliezza espressiva che ci chiama in causa, anche se non si risparmia il tocco melodrammatico finale, suggerendo che la vita è solo un caos". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 novembre 2002)
"Rose Troche era diventata famosa con 'Go Fish', piccolo manifesto di cinema indipendente/femminista. Paradossalmente questo 'La sicurezza degli oggetti', stilisticamente tradizionale là dove il primo tendeva allo sperimentale, ci risulta meno indigesto, ma prendetela come una reazione squisitamente personale. (...) Se una similitudine si può azzardare è con i film di Todd Solondz: Troche è meno bizzarra e visionaria, in ultima analisi meno brava, ma altrettanto inquieta". (Alberto Crespi, 'Film Tv', 3 dicembre 2002)
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