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"Anche se il film non convince sempre, soprattutto per la svolta improvvisa in un horror involontario, alcune situazioni hanno un notevole spessore. L'idillio fra Rita (Jane Horrocks) e il soldato Wesley (Tim Ranson) rischia di restare nella memoria, sia che li vediamo abbracciati ai margini di una spiaggia minata, sia impegnati in maldestri approcci nel buio di un cinema dove si proietta una stupidissima velleità d'epoca (la citazione, impeccabile, è da 'Flicka' con Roddy McDowell e Preston Foster, tipico film con cavallo e bambino). Tra festini allo scatolame USa e sconsiderate bevute di birra, l'aria tetra e stolta della guerra torna nelle immagini di un regista che non ha certo l'età per ricordare. Solo il cinema britannico possiede oggi il bisturi sociologico in grado di compiere questo tipo di laparatomia del reale, dove i furori degli arrabbiati hanno ceduto il posto a un'ironia intinta di disperazione." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 27 Agosto 1989)
"Forse non ci si entusiasma mai, i ritmi narrativi sono lenti e le descrizioni insistite, ma quelle vite smorte che ricordano abbastanza da vicino, anche per gli sfondi di Liverpool, Voci lontane... sempre presenti di Terence Davis, riescono non di rado a convincere e persino a commuovere: pur con la distanza che il regista si è data come misura principale. Fra gli interpreti si impone soprattutto, nella parte del titolo, Joan Plowright, notissima sulle scene inglesi (ha anche interpretato, per Zeffirelli, 'Sabato, domenica e lunedi' e 'Filomena Marturano') e con un serio passato cinematografico ('Equus', 'Il diario di Anna Frank', 'Britannia Hospital'): un viso volutamente quasi senza espressione, con echi segreti intensi e mimica severa. Nelle vesti della nipote c'è l'esordiente Jane Horrocks; intenta a ricordarci Rita Tishingam da giovane." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 Luglio 1989)
"Durante la seconda guerra mondiale, truppe americane rimasero di stanza in varie zone dell'alleata Inghilterra, usate come luoghi di riposo per i combattenti o come basi militari. L'incontro-scontro tra le due culture, tra i soldati americani ricchi, disinvolti, moderni e incivili e i militari inglesi impoveriti e affamati dai razionamenti alimentari bellici, formalisti, repressi da costumi ed etica doveristi, provocò effetti profondi: le ragazze inglesi s'innamoravano degli americani, i ragazzi e i soldati inglesi erano gelosi e invidiosi, i più tradizionalisti tra gli inglesi sentirono quella presenza americana come un'occupazione arrogante o come un segno di fine dell'Inghilterra egemonica, la lingua in comune servì a non capirsi più che a intendersi. Di quella circostanza, evidentemente indimenticabile, il cinema inglese s'è occupato in molti film, e quel conflitto viene rievocato anche ne 'La sarta'. (...) Il film è convenzionale ma ben fatto, e l'ammirata Joan Plowright, per una volta, non è brava." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 Settembre 1989)
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