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Copyright © Cinematografo 2009.
Un playboy da competizione
Il famoso fotografo dei divi Connor Mead ama la libertà, il divertimento e le donne. Scapolo incallito, sostenitore delle relazioni libere e grande avversatore del matrimonio, non ci pensa due volte a rompere con più ragazze contemporaneamente al telefono, mentre si sta già preparando per la sua prossima conquista, fagocitando una bellissima donna dopo l'altra. Se giudicata dalla sua personalissima ottica, Connor conduce una vita da sogno. Tutto però cambia quando il suo adorato fratellino lo invita nella loro vecchia casa per celebrare le sue nozze. Qui il cinico playboy non ritrova soltanto quel po' di famiglia che gli rimane (i genitori sono morti in un incidente quando era ragazzino), ma anche il proprio passato, i sogni che aveva e, specialmente, la donna che non ha mai dimenticato: Jenny. Ciononostante, il suo cinismo non viene intaccato nemmeno da tutti questi ricordi, dunque gli serve un 'aiutino”. In suo soccorso viene il fantasma di suo zio Wayne: il festaiolo, leggendario playboy sulle cui gesta e avventure Connor ha modellato tutta la propria vita...
Quando una storia non è mai troppo vecchia
Dagli sceneggiatori di The Hangover ci viene offerto un film carino e dolce. I dialoghi sono ben calibrati e attenti a non scadere mai nel volgare o nella melensa retorica cinematografica, tipica di questo genere di commedie romantiche. La parte più intelligente della storia risiede nella riflessione sul matrimonio: da una parte la cinica visione di Connor, dall'altra quella dei suoi amici in piena sindrome romantica pre-nozze; ma forse la verità sta nel mezzo, c'è matrimonio e matrimonio.
Davvero eccellenti i due protagonisti: l'aitante Matthew McConaughey risulta intenso ed elegante, mentre la bellissima Jennifer Garner conferma la sua tendenza a puntare molto sulla dolcezza dello sguardo, piuttosto che su di un fisico mozzafiato; cosa che purtroppo al cinema non fa quasi nessuno. Seppur in un piccolo cammeo, il cavallo di razza Michael Douglas concede inoltre qualche minuto della cara 'vecchia scuola”, regalandoci un personaggio ironico al limite della caricatura.
La cosa tuttavia più importante da notare in questa pellicola è l'ennesima, ben fatta trasposizione cinematografica del celeberrimo Canto di Natale di Charles Dickens, a dimostrazione di come certe storie non finiscano mai di infondere linfa vitale al cinema e di quanto questa tipologia di racconto sia radicata nella cultura anglosassone, e in particolar modo in quella americana.
Questo film sobrio e intelligente, centrato sui sentimenti, ripropone perciò la questione relativa a quanto la grande letteratura possa dare un contributo fondamentale alla cinematografia, concetto oggi relegato in secondo piano, a favore di un modello più vicino alle fiction televisive.
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"Don Giovanni innamorato. Potrebbe essere il sottotitolo di questa commedia blandamente metafisica che aggiorna in chiave libertina il vecchio trucco del 'Canto di Natale' dickensiano. Con un significativo ribaltamento d'orizzonte. Che cosa accadrebbe se tutte le nostre ex riapparissero per mostrarci cosa e successo 'dopo' e magari cosa ci siamo persi? Che cosa penserebbe un seduttore impenitente se vedesse anche solo per un attimo cosa ha combinato in passato, e che razza di futuro si sta preparando con le sue stesse mani? Cucita addosso ai pettorali e al sorriso ribaldo di Matthew McConaughey. 'Ghosts of Girifriends Past', alla lettera 'I fantasmi delle fidanzate del passato' (più suggestivo del sociologizzante 'La rivolta delle ex'), capovolge senza parere uno dei presupposti chiave delle commedie libertine. Ciò che non si perdona al bel Connor Mead, fotografo di moda e alla moda, non e infatti l'aver sedotto quantita industriali di fanciulle, assai consenzienti e non meno consapevoli, quanto l'averle piantate. (...) Ma più che per la bianda satira delle famiglie e dei riti nuziali odiemi, il film diverte sul versante comico, calando l'aitante McConaughey in gag fisiche alla Jerry Lewis come il crollo della torta nuziale. Imperdonabili invece le sporadiche trovate gaglioffe alla 'Tutti pazzi per Mary' (la pioggia di lacrime... e preservativi). Non per cattivo gusto, ma per poca fantasia e incoerenza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 luglio 2009) "Gli sceneggiatori di solito scrivendo commedie stanno molto attenti a non schierarsi, a non prendere partito dal punto di vista etico, a conservare un equilibrio accettabile da ogni tipo di pubblico. Fanno bene; se a una commedia mediocre dai anche una morale bacchettona, e la fine. " (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 9 luglio 2009) "Nelle commedie sceme Hollywood strabatte Cinecitta. E poi se la prendono coi Vanzina. Ma 'Un'estate ai Caraibi', che, come direbbe Totò , e divertente a prescindere, e mille volte meglio di questa nuova, scontata, boiatina made in Usa, 'La rivolta delle ex'. Una storiella sentimentale effervescente sì, ma anche di una stupidita sconfinata. D'altra parte l'hanno scritta Jon Lucas&Scott Moore, gli stessi sceneggiatori del recente, se possibile ancora più penoso 'Tutti insieme inevitabihnente' e l'ha diretta Mark Water, gia autore di due bufale quali 'Quelpazzo venerdì' e'Mean Girls'. Come dire che il difetto stava gia nel manico." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 luglio 2009) "Si ispira vagamente al 'Canto di Natale' di Charles Dickens, ma e una commedia romantica poco frizzante e molto prevedibile che arriva sugli schermi estivi preannunciando la chiusura per ferie." ('Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 luglio 2009)
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