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Copyright © Cinematografo 2008.
"Il film di Luis Nero è un atto d' accusa sul potere costituito del cinema, lobby divise per categorie, nessuna innocente. Si parla della macchina show e del business con i tentativi di un giovane regista che vuol realizzare un film indipendente e va a bussare a molte inutili porte. E mentre ciò avviene il film nasce da solo, consigliando di coltivare una certa rabbia che si potrà poi trasformare in ispirazione. In un luogo altrove, fra ospiti e carrellate, si racconta come il potere vuol omologare in fiction, finendo con la classica massima di Brecht su fondare o sfondare una banca. Brass e Albertazzi i producers, Foà che parla d'arte, nonni Dunaway-Leroy, colori assurdi squillanti e la sicurezza che Nero è un inguaribile ottimista romantico che riesce, pur protetto da cari luoghi comuni, a creare l'atmosfera di un sogno che si scontra con la vita reale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 febbraio 2008) "Luis Nero, già detective dei linguaggi schizofrenici dell'arte, realizza con 'La rabbia' un film tanto inattuale da essere moderno, tanto narcisista da essere terapeutico, tanto furibondo da essere angelico. Dotato di un audace immaginario tra Fellini e Resnais - lo sberleffo all'industria della celluloide si svolge nei meandri di uno spettrale microcosmo labirintico - Nero ha il fegato d'arruolare pesi massimi come Franco Nero, la Dunaway, Albertazzi e Brass: se la litania del cineasta immolato alla legge dei quattrini non esce dallo stereotipo, il criptico estremismo della messinscena comunica un pathos assolutamente degno di rispetto.." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 marzo 2008)
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