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La Promessa Dell'Assassino Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-12-14 14:03:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Eastern Promises - titolo originale di La promessa dell'assassino - di David Cronenberg è un'opera a struttura generativa. Articolata su due livelli: uno strato superficiale dove si deposita l'intreccio, agiscono i personaggi, si rispettano - talvolta in maniera sfacciatamente pedissequa - i codici del gangster-movie americano. E uno più profondo che ne costituisce il cuore pulsante, l'istanza primaria da cui il regista de La mosca muove e fa ritorno lungo il percorso del film: sotterraneamente, retroattivamente ad esso. Non sono pochi i momenti in cui la compatta intelaiatura di genere si squarcia improvvisa sotto la spinta del magma autoriale, con faide e malaffari della mafia russa travolte da scelte estetiche ed enunciative che ci restituiscono del regista canadese la poetica più autentica, rappresa attorno ai temi della metamorfosi identitaria, l'ossessione per il corpo, la putrescenza della carne. Altrimenti perchè indugiare sui dettagli raccapriccianti, brutalizzare la rappresentazione, dilatare i tempi d'esposizione alla violenza quando uno stacco in più non avrebbe pregiudicato la sostanza del discorso? Marche stilistiche che incidono la materia narrativa, come farebbe un chirurgo sul corpo sano di un paziente: gratuitamente e con dolo. L'intenzione è colpire lo spettatore alle viscere, restituirgli tutta la sofferenza e la finitezza dell'essere mortali, fatti di carne. Si veda a riprova la terribile scena della sauna. O si osservi come inserendosi nella fortunata tradizione dei mafia-movie Cronenberg rifugga da ogni interesse antropologico e dalla volontà di restituirne un ritratto veritiero per rifarsi ai più scontati clichè, luoghi svuotati che il cineasta si diverte a infettare dei suoi eccessi di sguardo. Un'intenzione che si replica anche a livello formale, dove gli shock visivi fanno saltare l'impeccabile confezione mainstream.Non si può dunque parlare di delusione riguardo all'ultimo Cronenberg, piuttosto di travisamento per quanti si aspettavano un'operazione alla Scorsese servita in salsa russa. Il difetto semmai è di costruzione. Assumere come punto di vista quello di un'ostetrica londinese con desideri di maternità (l'incolpevole Naomi Watts) equivale a sminuire la natura mortifera della vicenda facendo posto a questioni sentimentali posticcie. Significa piegare la cupa metafisica del milieu a soluzioni meccanicistiche e consolatorie. Costringe infine l'attenzione dello spettatore a divagare inutilmente su troppe piste, quando sarebbe bastato fare del personaggio di Viggo Mortensen (immobile eppure intenso) l'unico punto nevralgico della diegesi. Il film ne avrebbe guadagnato in ritmo, tenuta e coerenza.

Copyright © Cinematografo 2007.

Film
La promessa dell'assassino
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-12-21 11:00:55
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Una storia inquietante

Una ragazza russa muore fra le braccia dell�ostetrica Anna (Naomi Watts) dando alla luce una bambina. La donna decide di indagare sulla giovane, e traduce il suo diario per trovare i suoi parenti e affidar loro la piccola: ma Anna si imbatter� in un mondo pi� grande di lei, e scoprir� che la morte della ragazza � legata a una delle pi� efferate famiglie della mafia russa di Londra. Durante la sua ricerca si scontrer� con Nikolai Luzhin (Viggo Mortensen), autista di tale famiglia, con Semyon (Armin Mueller-Stahl), padrino della mafia russa, e suo figlio Kirill (Vincent Cassel); e quando la situazione si riveler� in tutta la sua chiarezza, Anna non potr� pi� tirarsi indietro e sar� costretta ad affrontare la difficile situazione...

L'importanza delle scelte

David Cronenberg torna a lavorare con Viggo Mortensen - dopo A History of Violence - creando un capolavoro noir, un lavoro in cui le scelte degli individui determinano in modo predominante il percorso morale delle persone. Il mondo �costruito� da Cronenberg � inquietante, colori scuri e suoni soffusi fanno da cornice a una storia impregnata di tristezza, pur non trascurando del tutto un sentimento di speranza, e il film � carico di momenti in cui la riflessione � al centro della narrazione, con protagonisti spesso divisi fra ci� che � ritenuto giusto o sbagliato: ma la calma apparente viene squarciata da lampi di violenza, ancora pi� impressionanti perch� irrompono nelle scene come fulmini a ciel sereno. Non sono molte, eppur improvvise, molto forti ed estranee all'uso di armi da fuoco; Cronenberg lascia tutta la violenza alle armi bianche, avvicinandosi, a tratti, ai migliori momenti pulp di Tarantino. Il fisico dei personaggi viene trasformato dai tatuaggi nella storia della loro vita, e lo strazio a cui sono sottoposti mostra il massimo grado di sopportazione e resistenza che il corpo umano � in grado di sopportare, come se le ferite possano espiare in qualche modo i peccati dell�uomo.

Viggo Mortensen regala un�altra grande prova, e interpreta magistralmente un uomo glaciale, apparentemente senza rimorsi, privo di un qualsiasi senso di pentimento, mentre Naomi Watts, nominata all�Oscar, riesce a trasmettere allo spettatore la preoccupazione di una donna �normale� che si scontra con il mondo della malavita, una persona sconvolta nella sua routine. Difficile, invece, il giudizio su Vincent Cassel: la sua prova � altalenante, divisa fra l'originale sfumatura dandy infusa al suo personaggio di malavitoso russo, e certi eccessi che non convincono appieno.

La musica che accompagna tutto il film � molto pacata, non viene mai alla ribalta, accrescendo quel senso di claustrofobia e inquietudine veicolato nella narrazione.

Capolavoro, nient�altro da aggiungere

David Cronenberg da vita a un�opera quasi perfetta nella storia, nella fotografia, nella scelta dei personaggi e nelle musiche, e dimostra che anche senza storie complesse o modalit� narrative troppo ricercate si possa creare un capolavoro. La linearit� del suo racconto non abbassa il valore artistico della storia, anzi, ne aumenta la forza narrativa.

Il regista canadese ci regala uno dei film pi� belli degli ultimi anni: da non perdere.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Film
La Promessa Dell'Assassino
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-01-15 04:03:38
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Il grande regista canadese è cambiato. Se finora il suo cinema aveva raccontato anomalie (la mosca incorporata, i gemelli inseparabili, la cantante uomo di 'M. Butterfly', i giochi di realtà virtuale), è come se adesso si fosse reso conto che tutto è anomalo, che la normalità o la norma non esistono più. Dal 2005 di 'A History of Violence', il suo cinema s'è fatto più convenzionale e insieme più profondamente caotico nel tentativo di rappresentare un mondo anarchico privo di punti di riferimento, nei quale la generosità, l'altruismo, la bontà sono capricci paranoici come tutto il resto." (Piera Detassis, 'Panorama', 20 dicembre 2007) "Nel rispetto della struttura del noir, Cronenberg si sofferma a indagare sul quartetto di anime in pena al centro della storia, come fossero personaggi di Dostoevskji. Gli interpreti sono tutti ottimi: ma è Mortensen, intenso e ambiguo, davvero straordinario, a dominare la scena." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 14 dicembre 2007) "In fondo, 'La promessa dell'assassino' può essere guardato anche come una storia d'amore tra angeli decaduti, il killer tatuato e la giovane ostetrica contaminata dalle brutture del mondo; però senza la pretesa di distribuire condanne o assoluzioni, né di impartici lezioncine di morale, ma traducendo tutto in immagini potenti, articolate senza mai una caduta di tensione. Assassini a parte, insomma, quello di Cronenberg è un film che mantiene (di quanti si può dire altrettanto?) interamente la sua promessa." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 dicembre 2007) "Veggente esploratore di orrori biomolecolari, instancabile detective delle fluttuazioni e degli spettri dell'identità, dopo il western 'A History of Violence', David Cronenberg sceglie un gangster movie russo, ancor più compatto e essenziale del film precedente. Il regista nega ogni continuità, ma 'Eastern Promises' (scritto da Steve 'Thing' Knight) è un doppio programma ideale con 'A History of Violence' - stessa vena stringata, stessa geometria perfetta, stessa fascinazione per la violenza, nelle sue forme più fisiche e esplosive, come in quelle di assoluta immobilità. Ed è una violenza a base di lame, non di pistole, ancora più paurosa perché incredibilmente intima. Non a caso, il regista canadese ha detto di essersi ispirato alle decapitazioni arrivate persino su Internet.". (Giulia D'Agnolo Vaillan, 'Il Manifesto', 14 dicembre 2007) "Nonostante il mainstream di facciata 'La promessa dell'assassino' è un film prodotto e soprattutto distribuito da un'etichetta indipendente (la Focus Features), imbottito di star e girato da un signore che si pregia di imporre un proprio stile cinematografico malgrado le convenzioni visive ed espressive dominanti. Per seguire l'evolversi dello script di Steve Knight, Cronenberg marchia la messa in scena adottando la sua tipica distanza e la singolare angolatura verso il soggetto inquadrato (spassoso il momento in cui si scongela un cadavere con il phon), da cui sortisce una dialettica filosofica morbosa sugli aspetti più reconditi dell'animo umano, questa volta rintracciabili tra i pericolosi e cupi gangster della mafia russa londinese dei VoryVZakone. (...) Volano botte, scricchiolano ossa, scorre sangue senza demoni splatter, per un armonico balletto che si conclude con un eroticissimo scontro al coltello. In un film in cui fa persino capolino una presunta ambiguità sessuale del protagonista: dopo aver dato segni di impotenza, bacia Anna/Watts sfiorandole le labbra quasi con schifo e fugge via con Kirill, il violento e stupidone figlio di Seyrnon. Davvero queer." (Davide Turrini, 'Liberazione', 14 dicembre 2007) "Il nuovo film di Cronenberg si apre con un uomo sgozzato a tutto schermo; prosegue con un'adolescente che si accascia in un lago di sangue; e chiude questo incipit da antologia col primo piano inquietante di un neonato ancora coperto di liquido amniotico attaccato a un respiratore - immagine che è quasi la firma del regista di 'Inseparabili' e 'La mosca', sempre attento agli incroci fra l'uomo e la macchina, la carne e il metallo. Eppure 'La promessa dell'assassino', action-thriller fisico e teso come e più di 'History of Violence', è anche una specie di documentario fantastico' sulla mafia russa a Londra. (...) Ma quello che in altre mani sarebbe stato solo un film d'azione in più, diventa grazie a Cronenberg l'allucinante referto della crisi di un intero continente. Reso con una furia coreografica e insieme un'aderenza sentimentale che stringe il cuore." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 dicembre 2007) "David Cronenberg è altamente ineguale, ma i suoi devoti troveranno interessante anche 'La promessa dell'assassino', il cui protagonista è Viggo Mortensen, come in 'History of Violence'. (...) Oltre al forse voluto marasma linguistico, c'è un difetto più grave: la dabbenaggine del personaggio della Watts, che investiga sulla morte d'una puerpera andando a farsene tradurre il compromettente diario da chi l'aveva resa schiava, pur convivendo con un patrigno russo." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 dicembre 2007)

Copyright © Cinematografo 2008.



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