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"L'ordine narrativo ne è alterato, con il rischio che, a tratti, non si privilegi la chiarezza e il linguaggio nonostante Pozzessere abbia dimostrato di dominare felicemente tutti i ferri del suo mestiere, stenta a trovare un equilibrio, visivo e di climi, fra le tanti parti in cui l'azione si scompone. Le domina comunque con sufficiente sicurezza Stefano Dionisi, spesso presente nel cinema di Pozzessere che, per il personaggio di Davi, riesce a trovare accenti plausibili. Ma non è molto". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 1 luglio 2005)
"Nel film diviso in cinque parti senza ordine cronologico è bella Torino luminosa, splendente nell'oscurità; è interessante il personaggio del grande manager arricchitosi con la ricerca nell'Aids e finito in galera; sono terribili certe cifre. E' bravo davvero Stefano Dionisi. E' girato molto bene il film de-strutturato e slungato che non arriva all'altezza delle proprie ambizioni". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 luglio 2005)
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