Il film non si può dire riuscito ma per il suo tema è interessante, e a momenti divertente. (Lietta Tornabuoni, La Stampa)
Come se il film, concepito nell'88, con i muri e i regimi ancora ben saldi, arrivasse fuori tempo massimo. (Fabio Ferzetti, Il Messaggero)
Sono proprio il raconto, i suoi raccordi, i suoi passaggi più delicati a non reggere sempre i ritmi pretesi da una simile commedia: che da una parte sembra un po' datata, dall'altra conferma che la miglior vocazione del suo autore è quella autenticamente drammatica. (Claudio Trionfera, Il Tempo)
Film insolito graffiante nella prima parte, che mette a nudo il vuoto di una generazione distorta dal fanatismo di ideologie aberranti. A volte il film perde ritmo e rigore, indugiando su particolari di dubbio gusto e coinvolgendo nella beffa ai parigini profittatori realtà di segno completamente diverso che ne diluiscono e sminuiscono l'originalità. (Segnalazioni Cinematografiche)
Nella "Piccola apocalisse" il vecchio paternalismo eurocentrico torna a farla da padrone. Sguardo del regista è viziato e mai imparziale. L'ironia "quando c'è" è tutta a senso unico, schematica, pesante, fin volgare (Coselli), decisamente superficiale. La commedia non si addice all'ideologia e con Costa Gavras lo scontro non può che finire a favore della seconda. (Paolo Mereghetti, da Sette de Il Corriere della Sera)
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