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"Pretenzioso e a tratti affascinante. Tra questi due estremi 'La perdita dell'innocenza' segna l'ennesimo 'basso' nell'altalenante carriera di Mike Figgis, un regista più efficace quando applica la sua visione 'artistica' a un copione altrui che quando si abbandona alla sua ambizione poetica e alle sue sceneggiature. In altre parole 'La perdita dell'innocenza' è un film spesso profondamente fastidioso che spaccia del vecchio sperimentalismo per arte, e nella sua ambizione totale rischia di essere addirittura irritante". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 27 novembre 1999)
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