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La Pantera Rosa Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-24 11:22:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Steve Martin, Kevin Kline e Jean Reno affiatati nell'ennesimo remake del classico di Blake Edwards. Che fa nostalgia

La Pantera Rosa, il remake del classico di Blake Edwards, ha i volti di Steve Martin, novello Peter Sellers nell'impermeabile dell'ispettore Jacques Closeau, Kevin Kline (l'ispettore capo Dreyfus), Beyoncé Knowles (la pop star Xania) e Jean Reno (il risoluto gendarme Gilbert Ponton). Questo firmato da Shawn Levy è il decimo film della serie - i richiami più evidenti sono al secondo capitolo, Uno sparo nel buio - e Steve Martin si è detto speranzoso che seguiranno altri episodi. Il regista Shawn Levy inquadra l'ispettore Clouseau chiamato ad investigare su una doppia inchiesta: la sparizione del leggendario diamante Pantera Rosa e la morte del suo proprietario, il celebre allenatore della nazionale francese Yves Gluant.
Insieme al nuovo assistente, Gilbert Ponton, e alla devota segretaria Nicole, l'ispettore Clouseau porta avanti le indagini tra Parigi e New York. La Pantera Rosa - di cui nel 2003 è celebrato il 40° compleanno - era anche nella prima commedia diretta da Edwards un diamante. Fu proprio il regista a chiedere al cartoonist Friz Freleng di disegnare per i titoli di coda del suo film un felino sofisticato e vagamente malizioso ispirato alle movenze di James Dean, la Pantera Rosa, poi protagonista di una fortunata serie di cartoni animati. Ci trovassimo di fronte a un originale, forse il nostro giudizio sarebbe più clemente: al film non mancano sequenze sinceramente divertite, gli interpreti sono in godibile sintonia, il plot non si sfilaccia troppo. Ma il tentativo, pur
encomiabile, di attualizzare La Pantera Rosa, cambiando look a Closeau e mettendolo al volante di una Smart, ovvero eliminando il domestico Cato per Ponton, non fa altro che rendere ancora più struggente il ricordo del cine-felino che fu. E dichiarare l'endemica mancanza di idee del cinema attuale, che come la Pantera Rosa rischia l'estinzione. Nostalgia canaglia.

Copyright © Cinematografo 2006.

Film
La Pantera Rosa
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-12 04:01:00
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Protagonista di una saga comica tra le più popolari di tutti i tempi, l'ispettore Clouseau nel primo 'Pantera Rosa' era un personaggio secondario, poi divenne il protagonista di altri sei episodi. Tutto merito di Peter Sellers, delle sue geniali improvvisazioni e dell'identificazione totale che l'interprete innescò con il goffissimo poliziotto francese. Dopo Sellers, il cinema ci ha provato altre due volte, affidando il ruolo ad Alan Arkin (risultato fallimentare) e attribuendo a Clouseau un figlio, il nostro Roberto Benigni (risultato mediocre). Nel raccogliere la difficilissima sfida, il bravo Steve Martin ha un po' peccato d'orgoglio: il confronto era impossibile. Ma, almeno, ha avuto il buon senso di non mettersi in competizione con Sellers, elaborando l'ispettore in una declinazione caricaturale diversa da quella del maestro e facendone un one-man-show nel registro del personaggio inetto senza speranza di redenzione. Di riuscito, soprattutto, c'è l'abbinamento di Martin con i due secondi ruoli di poliziotto. Jean Reno, che sostituisce Cato, la vecchia 'spalla' di Sellers; ma ancor di più l'ottimo Kevin Kline, per un misurato Dreyfuss. Suggestiva Beyoncé, nel piccolo ruolo di una popstar." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 marzo 2006) "Non facciamo gli schizzinosi. E' vero: 'La pantera rosa' è una delle serie più amate e longeve della storia del cinema comico. E' certo: Peter Sellers non è solo insostituibile, è unico. Anche se nel lontano 1963, scelto all'ultimo momento per sostituire Peter Ustinov, nel film che avrebbe dato il titolo alla serie non era nemmeno il protagonista, ruolo assegnato invece al sempre impeccabile David Niven. Eppure il grande comico inglese prese questo imbranatissimo ispettore francese e ne fece un capolavoro di follia e sotterranea perfidia, un imbecille pomposo, incapace e assolutamente catastrofico, un caso clinico ma così umano, inetto e disgustosamente fortunato, da risultare irresistibile. Dopo Sellers (e i suoi affiatatissimi comprimari, primo fra tutti l'ispettore Dreyfus interpretato da Herbert Lom) nessuno sembrava in grado di prendere il testimone. Nemmeno Roberto Benigni, diretto per giunta dal grande Blake Edwards, il creatore della serie, riuscì a ridare vita a un personaggio che sembrava consegnato per sempre a un cinema e una comicità tramontati. Eppure Steve Martin, Kevin Kline (Dreyfuss) e un sorprendente Jean Reno, fanno un piccolo miracolo. Questo nuovo Clouseau, un poco virato in zona Tati, un Tati postmoderno, meno lunare, più impastato di goffaggine e fisicità, è un degno erede dell'originale. Un erede tendente vagamente al surreale, che in fondo è il registro naturale di un comico non sempre facile come Steve Martin, ma anche capace di affrontare con piglio deciso il lato più demenziale del personaggio. Altra buona sorpresa, la regia pulita di Shawn Levy ('Una scatenata dozzina', 'Oggi sposi... niente sesso'), che non indulge in effettini o effettacci, anche se il doppiaggio inspiegabilmente involgarisce un poco i dialoghi e perde per strada alcuni dei giochi verbali più tipici dei vecchi film, peraltro popolarissimi grazie ai dvd. Il più sacrificato di tutti risulta stranamente Kevin Kline, costretto a giocare di rimessa con la solita eleganza, ma privo di grandi opportunità comiche. Mentre Martin è impagabile sia nelle gag a sorpresa, che nei tormentoni. Ma la vera sorpresa resta forse l'imbambolato agente Ponton di Jean Reno, pallido, attonito, i capelli appiccicati sul cranio, ma sempre prontissimo a reagire alle aggressioni rituali del suo superiore, così come a sfrenarsi con lui in un esilarante numero di danza en travestiti... da tappezzeria, per non dar troppo nell'occhio. Niente di trascendentale nell'insieme, ma una piccola sorpresa vagamente rétro in un cinema comico avaro di rivelazioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 marzo 2006) "Il soggetto rivisita il primo episodio (anno di grazia 1963), ma la nuova sortita de 'La pantera rosa' aspira ad evocare lo spirito dell'intera serie. Un compito temerario, perché il mix tra commedia sofisticata e farsa scatenata realizzato da Blake Edwards - almeno per noi inflessibili devoti - non potrà mai prescindere dal carisma del divino Peter Sellers. Tralasciando i paragoni impossibili si può, comunque, ammettere che l'ispettore Clouseau riciclato da Steve Martin conserva una sua dignità e propone una sua originalità, contrariamente a quanto è accaduto in occasione della sciagurata performance di Benigni ('Il figlio della Pantera Rosa'): il comico americano, in qualche modo emulo di Tati, vira al surrealistico e all'esistenzialistico, ma non rinuncia certo a tirare le corde demenziali che caratterizzano l'illogica concezione del mondo del longevo personaggio. La fedeltà, del resto, non può che pagare e l'onesto artigiano Shawn Levy in cabina di regia non si fa pregare nel rendere felici i fans con una pioggia di citazioni, oltretutto facilmente riscontrabili grazie ai dvd e alle tv: il catastrofico detective è sopravvissuto a tante mode e ormai occupa un posto fisso nel pantheon delle maschere moderne. (?) Spiccano, nel buon assortimento di comprimari, il come sempre affidabile Kevin Kline (il capo della polizia) e soprattutto Jean Reno, che costruisce sulle spettrali fattezze dell'agente Ponton un piccolo capolavoro di atrofia fisica, espressiva e psicologica. Perse per strada alcune delle storpiature verbali tipiche dei classici, 'La Pantera Rosa' riesce quantomeno a preservare il blend affabile e vecchiotto della serie; riagguantandone qua e là anche l'esplosiva forza comica, come nell'esilarante sequenza dell'approccio con la sexy cantante Beyoncé." (Valerio Caprara, 'Il Mattino, 25 marzo 2006) "E' nuova e antica, uguale e diversa, metafisica e concreta come un incrocio fra Keaton e Ridolini, tra la comica del muto e l'Uomo ombra, questa divertente 'Pantera rosa' che torna in omaggio alla memoria non di un solo film - anche se il soggetto del diamante rubato viene proprio dal primo episodio del '63, nella mondana Cortina - ma del serial comico più popolare della storia del cinema. Quello che ci ha fatto ridere per 20 anni grazie allo staff delle meraviglie: il grande humour swing di Blake Edwards, l'arte inimitabile di Peter Sellers, il disegno animato amatissimo della pantera di Fritz Freleng, che lascia orme sui titoli di testa, la musica del compianto Henri Mancini. (...) Non tutti i gag sono allo stesso livello, alcuni essendo prevedibili e previsti come da copione, ma spesso il meccanismo funziona naturalmente e si ride, specie quando la connivenza con il cartoon si fa determinante e il travestimento da tenda e tappezzeria è esemplare nel tempismo comico. (...) Funziona benissimo la sintonia del cast, non c'è scena che non abbia il suo gag, non c'è volta che Clouseau non guidi o parcheggi la sua Smart bicolore senza far danni catastrofici alle persone e alle cose, specie i ciclisti (eppure ci si casca ogni volta) e la trovata intermittente del mappamondo che rotola ha effetti contagiosi. Le citazioni sono ottime e abbondanti, da tutto il repertorio slapstick del muto all'agente 006 con le sue prodezze da casinò al finale ospedaliero che ricorda quel pazzo pazzo mondo. E durante l'approccio con la bella pop star Beyoncé Knowles, nel ruolo di una bella pop star sospetta, Martin, che oggi ha il cellulare, fa del suo peggio-meglio in un crescendo di situazioni usa e getta che si concludono in un trionfo ossimoro di logica illogica che un regista artigiano come Levy controlla con tempismo e molta simpatia. Ma il tutto non scatterebbe senza la presenza preziosa e incalcolabile di Steve Martin, forza della natura comica, con l'occhio che fugge in avanti e quell'impassibile voglia di stupire, confinante anche con un lato intellettual-esistenziale, quasi beckettiano, di Clouseau: se fosse intelligentissimo ma non avesse voglia di dimostrarlo?" (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 marzo 2006)

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