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La Notte Non Aspetta Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-26 09:50:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Anima in pena alimentata a vodka, il detective del LAPD Tom Ludlow (Keanu Reeves) è sulle tracce dei killer che hanno fatto secco il suo ex partner, che gli aveva messo alle costole gli Affari Interni (Hugh Laurie). Poliziotto al di là della Legge, "prima sparo, poi faccio le domande", Ludlow ha sempre potuto contare sulla copertura del capitano Jack Wander (Forest Whitaker), ma questa volta, aiutato nelle indagini dalla matricola Chris Evans, si troverà lacerato tra la protezione della sua squadra e la crescente sensazione di non trovarsi dalla parte "giusta". Opera seconda di David Ayer, già sceneggiatore di Training Day e regista di Harsh Times, Street Kings (La notte non aspetta) nasce da un soggetto originale di James Ellroy, anche co-autore dello script. In effetti, non poche sono le affinità con il suo L.A. Confidential, diretto da Curtis Hanson e interpretato da Russell Crowe: nella Città degli Angeli contemporanea, Reeves non molla la scia di Crowe, portando sullo schermo il "solito" poliziotto alla ricerca di se stesso, tra violenza efferata e idiosincratica moralità. Niente di nuovo sotto il sole californiano: c'è qualcosa di marcio nel Dipartimento, e Ellroy sa come portarlo alla luce, con verosimiglianza gergale e una semplice equazione (im)morale: più vai in alto, più profondo sarà il tuo peccato. Il problema che Ayer, pur sinceramente affezionato al genere, non è Curtis Hanson, pertanto ancor più ostico è il compito di ridurre tutti i nomi, le pallottole, le nefandezze e gli intrighi di Ellroy: lo schermo si gonfia, e le immagini perdono in definizione, sacrificando attendibilità e mera verosimiglianza. Poco male: sono Street che si percorrono volentieri, tra angeli caduti variamente domiciliati, pedofili coreani macellati senza pietà, spacciatori di droga che sono proprio come te li immagini, e poliziotti corrotti che al cinema pagano sempre. Viso pulito e mood introverso, Reeves non nasce per fare Dirty Harry 30 anni dopo, ma fa quasi tutto per farcelo credere, centrando il ruolo più importante da anni a questa parte. Lunga vita al Re!

Copyright © Cinematografo 2008.

Scheda Film
La notte non aspetta
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-27 08:01:25
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

L.A. Police Department

L'agente Tom Ludlow è il classico poliziotto da 'lavoro sporco”. Non si muove all'interno della legge; segue invece una sua morale, che lo porta a uccidere stupratori e criminali anche qualora non ce ne fosse bisogno. Ludlow è dunque malvisto dai suoi colleghi, che non ne approvano i metodi, ma è una risorsa imprescindibile per i superiori, dato che la sua mano arriva dove altrimenti sarebbe impossibile arrivare. Finché non si trova nel luogo sbagliato al momento sbagliato: un collega ucciso, un killer da trovare, una scala gerarchica da risalire, ignorando cosa si celi sulla sommità...

'Non conta la verità?” - 'E a chi importa?”

James Ellroy non ha bisogno di presentazioni. Ai più distratti basterà ricordare che è l'autore da cui sono state tratte pellicole intense e serrate come L.A. Confidential e Black Dhalia. Ed è proprio lui, uno dei maestri del noir statunitense, a firmare soggetto e sceneggiatura di una pellicola che trasuda i temi e l'impianto valoriale caro allo scrittore losangelino: la commistione di razze e culture dell'assolata California, il repentino muoversi fra quartieri alti e bassifondi, il relativismo morale che permea le specificità in cui ci si imbatte. Ma, soprattutto e sopra a tutto, la polizia. Polizia onesta e polizia corrotta, risolutrice e insieme creatrice di problemi, ricca di contraddizioni, vero motore di tutte le storie e le vicende nate dalla penna di Ellroy.

Keanu Reeves si sobbarca il compito di impersonare il giustiziere di turno, colui che si muove assecondando una propria morale piuttosto che la legge. Il regista, quel David Ayer già conosciuto per Harsh Times, nonchè per diverse sceneggiature di un certo spessore (U-571, Training Day), ne descrive le mosse attentamente, seguendo uno schema lineare.

Panoramiche sulle ambientazione introducono ogni sequenza, e viene fatto un uso ricorrente di immagini e suggestioni. Il riproporsi dei primi piani sulle ruote fumanti delle macchine, o un certo uso enfatico della musica, evidenziano come il regista non si muova più di tanto da un canovaccio consolidato, da un'idea di fondo di regia che se da un lato aderisce perfettamente a alla dinamica del film, dall'altro non mostra acuti di quell'originalità che marca la differenza fra un autore e un buon artigiano della macchina da presa.

Per altro, anche la sceneggiatura alterna momenti di sconcertante banalità ('Non ti arrendere, dal bene può nascere il male”), a spunti ironicamente azzeccati ('Sono stufo di queste storie da Serpico”), mescolando le carte e rialzando la posta, fino al finale affatto consolatorio e volutamente ambiguo come da tradizione ellroyana.

La pellicola, in fin dei conti, si sostiene sull'ottimo spunto narrativo, rilanciato bene o male per tutta la durata della pellicola senza particolari scivoloni nella costruzione della storia, e da una certa perizia nel tratteggiare situazioni e atmosfere, cercando di tenersi alla larga dalla tentazione di costruire un film a tesi, dalla morale facile.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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