Nel 1859 un certo Capatosta si era dato alla macchia nel napoletano per riprendere le fila disperse della congiura di Sapri. Il governo borbonico lo considerava un brigante e lo perseguiva con taglie e con battute della gendarmeria; ma il popolo, che conosceva le finalità politiche dell'opera sua, lo assisteva in ogni modo. Un giorno, per liberare la fidanzata di un proprio amico, costretta per ragioni economiche a sposare un vecchio ed esoso notaio, alcuni studenti universitari rapiscono la ragazza e il fidanzato, fingendo di essere mandati dal Capatosta. Il bandito vorrebbe punirli; ma poi, riconoscendo l'affetto che lega i due fidanzati e i sentimenti antiborbonici degli studenti, assume su di sé l'impresa e la conduce a termine facendo sposare i due e facendo restituire al padre della fanciulla le cambiali che erano in possesso del notaio. Per ottenere ciò egli finge che la ragazza sia stata effettivamente rapita dai suoi uomini ed abbia passato tutta la notte nel loro covo brigantesco: il notaio non vuole più averla per moglie e il fidanzato può allora chiederne e ottenerne la mano.
Note
IL FILM AVREBBE DOVUTO CHIAMARSI IL PASSATORE MA PER RAGIONI DI CENSURA IL PROTAGONISTA DIVENNE "CAPATOSTA" PER CUI ANCHE IL TITOLO FU CAMBIATO.