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Una trama idiota si intreccia con notevoli idee mitografiche: è questa forse l'essenza della terza e (per ora) ultima parte della saga hollywoodiana della Mummia. La storia presenta infatti delle importanti rivisitazioni e citazioni storico-mitologiche assemblate in un divenire annoiante. La polimorfia dell'imperatore che muta il sembiante nelle fattezze del drago tricefalo evoca l'epopea iranica di Azi Dahaka = Zahhak,
il sitibondo tiranno serpentiforme. Ancora, il motivo di Shangri-la/Shambhalla e della fons perennis che reca la vita eterna, non può non evocare i miti centro-asiatici dell'Agarttha e del Rex magnus, filtrati in occidente nel romanzo del Prete Gianni. La scelta, anacronistica, di collocare nella storia la famosa biblioteca di Turfan è un lampo di genio che però si perde all'interno di una storia realmente idiota, interpretata (male) dai soliti imbelli commedianti hollywoodiani. A pensarci bene forse era anche costruito così il romanzo ellenistico: una trama idiota farcita di motivi mitici e rituali.Ma noi la koinè del romanzo ellenistico non l'abbiamo mai vissuta direttamente e però subiamo il peso "tirannico" delle produzioni cinematografiche d'oltreoceano.
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