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L'imperatore Dragone
Cina 221 a.C. - Una strega lancia una maledizione su un imperatore e sul suo esercito di 10.000 guerrieri, per frenare la loro fame di potere e tutto il dolore e la distruzione che fino ad allora avevano portato sul regno.
Ai giorni nostri - Un ricercatore, Alex O'Connell, riporta involontariamente in vita l'imperatore e il suo esercito. Con l'aiuto di una donna misteriosa di nome Shangri-La, insieme cercheranno di ricacciare nell'oblio l'intera minaccia. Alex oltretutto è il figlio dell'illustre Rick O'Connell, il quale, ritiratosi a vita privata con la moglie, ha detto "no" alla vita spericolata. Ma è praticamente impossibile mettere un freno a chi l'avventura ce l'ha nel sangue... ecco quindi che la famiglia O'Connell si riunisce per combattere l'ultima, terribile minaccia: l'immortale Imperatore Dragone.
Terzo capitolo della fortunata serie de La Mummia, il film di Rob Cohen si conferma il più noioso, frettoloso e giovanilistico della trilogia.
L'avventura continua...
Con La Tomba dell'Imperatore Dragone il creatore (nonché regista) della serie, Stephen Sommers, passa il testimone a Rob Cohen, famoso per XxX e Fast and Furious. L'impronta data dal nuovo director è quella che ogni giovane adolescente vorrebbe da un blockbuster americano: caotica, ironica e piena di effetti speciali. Centro nevralgico dell'azione, la Cina. Nemesi perfetta, un imperatore/carnefice interpretato da Jet Li. Sin qui tutto molto prevedibile, ma sarebbe già un passo avanti se l'approccio semplicistico riuscisse quantomeno a divertire, intrattenendo con gusto e altrettanta semplicità. Il film di Cohen, invece, dopo una prima mezz'ora interessante si trasforma in un trash movie incredibilmente kitsch, noioso e basato su principi fondamentalmente sbagliati. Qualcuno dovrebbe dirgli che non è abbondando con la computer grafica che si rende attivo e partecipe lo spettatore, piuttosto si imbarazza nel vedere quanto ancora, nel 2008, ci sia chi utilizzi effetti speciali tanto pasticciati quanto obsoleti. Cose che, in confronto, The Abyss di James Cameron rimane un avveniristico capolavoro di tecnica.
Ciò va detto, il lato avventuroso viene gradualmente abbandonato a favore di quello fantastico, portando a un'accozzaglia di non-sense, banalità fastidiose e ridicole che sfociano nell'assurdo più estremo - poiché non sembra esserci alcuna spiegazione plausibile che ne spieghi il senso. Un ignobile e insensato impasto di yeti, draghi sputa fuoco e statue di terracotta che interagiscono tra di loro senza la ben che minima coerenza logica. E non che essa debba per forza coesistere con le inclinazioni irriverenti e contraddittorie del film, ma almeno per quanto riguarda i personaggi, un approccio basato su principi comportamentali reali sarebbe stato un gran bel passo avanti. D'altra parte la recitazione sopra le righe dell'intero cast non aiuta a ristabilire un equilibrio che propende pericolosamente verso l'ignobile, e la nuova arrivata Maria Bello (succeduta a Rachel Weisz) preferiamo ricordarla nel bellissimo A History of Violence.
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