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"Bertolucci: prendere o lasciare. Ma se si prende, bisogna riconoscere ne 'La luna' uno dei film più radicalmente suoi. (...) Qui infatti il regista parmigiano splende nel suo cielo personale, in piena liberta di esibire pregi e difetti, genio e sregolatezza tecnica, grandezza e servitù, creativita e ostinata adesione a un eccesso di mitologia personale. (...) Certo, il film si avvale scopertamente degli espedienti drammaturgici più risaputi, fra i quali l'agnizione, procedimento caro al teatro latino e greco. Ma questo, se allontana l'opera dalla cronaca stretta del nostro tempo, tende a situarla nel mito, dimensione dove Bertolucci si ritrova benissimo. Qualche autocontrollo in più, qualche maggiore strettezza nei tempi narrativi avrebbe giovato a 'La luna', che forse risente della scomparsa di Kim Arcalli, il montatore abituale del regista, nell'eccessiva indulgenza a divagazioni e impennate bertolucciane." (Sergio Frosali, 'La Nazione') "'La luna' e un film meno riuscito di 'Ultimo tango' e 'Novecento'. Al suo attivo vanno messe la grande eleganza scenografica, la prova degli interpreti principali, le frequenti puntate dietro le quinte del teatro, intese a dissacrare la macchina delle finzioni con la stessa empieta mostrata frugando le pieghe dell'amore materno. Al passivo un certo snobismo culturale (psicanalisi e sociologismo a buon mercato), la disuguale qualita degli elementi narrativi, la carenza di verosimile." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera')
Copyright © Cinematografo 2009.
"Bertolucci: prendere o lasciare. Ma se si prende, bisogna riconoscere ne 'La luna' uno dei film più radicalmente suoi. (...) Qui infatti il regista parmigiano splende nel suo cielo personale, in piena liberta di esibire pregi e difetti, genio e sregolatezza tecnica, grandezza e servitù, creativita e ostinata adesione a un eccesso di mitologia personale. (...) Certo, il film si avvale scopertamente degli espedienti drammaturgici più risaputi, fra i quali l'agnizione, procedimento caro al teatro latino e greco. Ma questo, se allontana l'opera dalla cronaca stretta del nostro tempo, tende a situarla nel mito, dimensione dove Bertolucci si ritrova benissimo. Qualche autocontrollo in più, qualche maggiore strettezza nei tempi narrativi avrebbe giovato a 'La luna', che forse risente della scomparsa di Kim Arcalli, il montatore abituale del regista, nell'eccessiva indulgenza a divagazioni e impennate bertolucciane." (Sergio Frosali, 'La Nazione') "'La luna' e un film meno riuscito di 'Ultimo tango' e 'Novecento'. Al suo attivo vanno messe la grande eleganza scenografica, la prova degli interpreti principali, le frequenti puntate dietro le quinte del teatro, intese a dissacrare la macchina delle finzioni con la stessa empieta mostrata frugando le pieghe dell'amore materno. Al passivo un certo snobismo culturale (psicanalisi e sociologismo a buon mercato), la disuguale qualita degli elementi narrativi, la carenza di verosimile." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera')
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