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La Leggenda Di Bagger Vance Recensione

"La Leggenda Di Bagger Vance" recensioni

Scheda Film
La Leggenda Di Bagger Vance
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-08-22 04:01:19
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Come nei due film di Redford ('In mezzo scorre il fiume' e 'L'uomo che sussurrava ai cavalli'), l'attore-regista si avvantaggia al meglio di paesaggi suggestivi (Redford è uno dei pochi cineasti con una benefica predilezione per gli 'esterni'), ben fotografati da Micahel Ballhaus, e ricrea un piccolo mondo antico un po' realistico un po' stilizzato a misura del grande schermo. La regia, sobria e a larga scala, fa un uso oculato delle immagini d'insieme e dei piani americani. A livello la direzione delle giovani star: da Matt Damon, ormai protagonista fisso dei romanzi di formazione per lo schermo, a Charlize Theron, nella parte di una radiosa bellezza del sud; a Will Smith, che recita il ruolo di angelo custode adottanto un tono insolito (per lui) 'understatement' ". (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 19 marzo 2001) "Sull'estensione di 127 minuti (troppi), Redford riesce a trasformare il libro, che qualcuno ha definito un 'fantasy' filosofico in forma di trattato sulla strategia golfistica, in un racconto avvincente e a farne pesare meno la fasulla componente misteriosofica. La fotografia di Michael Ballhaus, pur concedendosi qualcuna di quelle bellurie che gli americani bollano come 'arty', contribuisce alle attrattive della pellicola. Matt Damon nei panni di Junuh si conferma il buon attore che conosciamo, Charlize Theron è bellissima, Will Smith nella parte del caddy magico se la ride un po' troppo; e invece sono perfetti i due contendenti, il biondo Joel Gretsch e il duro Lane Smith, i quali riescono a dare il senso di uno sport che lega i partecipanti anziché dividerli, la nota più originale del film. La cornice è il racconto del vispo ragazzino Hardy diventato da vecchio Jack Lemmon in una partecipazione per onor di firma. Gradevole anche se un po' alla vecchia maniera, adatto a chi va al inema in cerca di svago, negli Usa 'The Legend of Bagger Vance' ha incassato poco. Che l'ultrasessantenne Redford cominci a rivelare la sua appartenenza a un'altra epoca del cinema?". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 17 marzo 2001) "Revocata in flashback da un anziano giocatore colpito da infarto (un cammeo di Jack Lemmon), che essendo allora un bambino (il delizioso J. Michael Moncrief) ebbe nella vicenda una parte importante di secondo caddie e di testimone, la vicenda è svolta con grazia sulla base di un'equilibrata sceneggiatura di Jeremy Leven, filtrata teneramente dalla fotografia di Michael Ballhaus e ben interpretata. Ma questo è un film che richiede uno spettatore disposto a sintonizzarsi sulla sua delicatezza lieve". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 19 marzo 2001) "Tratto da un best-seller d Steven Pressfiled che ha tutta l'aria di essere inferiore al suo adattamento per lo schermo, 'La leggenda di Bagger Vance' è quasi un bel film. Personale e démodé, come si conviene al Redford regista. Ma che privo di quelle concessioni ai gusti più corrivi che zavorravano 'L'omo che sussurrava ai cavalli'. Inoltre l'ambientazione d'epoca legittima il taglio fiabesco, la luce dorata, la voce narrante di quel bambino che nel prologo è il vecchio Jack Lemmon, il tono cavalleresco di tutta l'avventura". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 marzo 2001)

Copyright © Cinematografo 2007.



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