"Il film diretto dal veterano di storie d'azione come il britannico J. Lee Thompson entra in un vorticoso ed emozionante crescendo di agguati, assassinii sparatorie, per giungere alla sequenza finale girata nel Bradbury Building, uno dei luoghi storici del centro di Los Angeles, interpretato da Charles Bronson, uno degli attori preferiti del regista britannico (lo ha diretto in ben 6 precedenti film) 'La legge di Murphy', non si discosta dal canovaccio di altre opere del genere poliziesco-thriller che puntano tutto sull'azione, sulla spettacolarità, su un linguaggio che non va molto per il sottile. Solo che questa volta il regista ha disegnato con molta cura i particolari psicologici dei personaggi, grazie anche alla giovane Kathleen Wilhoite, nel ruolo dell'esuberante (e sboccata) Arabella, un vero e proprio 'fascio di scatenata energia' una 'bad girl' che riesce alla fine simpatica, non solo al detective Murphy, ma allo stesso spettatore." ('Il Tempo', 25 gennaio 1987)
"Professione giustiziere? Talvolta i cliché, per loro stessa natura, amano essere ribaltati, capovolti. I canoni, una volta codificati (o forse logorati) devono, per logica di cose, sottomettersi alla legge del contrappasso. Solo apparentemente 'La legge di Murphy' asseconda, dunque, le norme del genere. L'uomo che si fa giustizia da sé (ad interpretarlo, naturalmente, è Charles Bronson), una realtà mostruosamente deformata dalla corruzione e dal vizio, la vendetta, il blando potere dello stato di diritto. (...) Film d'azione più che efficace, i cui echi rimandano non casualmente al cromatismo e al montaggio di autori quali Walter Hill e Brian De Palma, 'La legge di Murphy' piacevolmente si concede alla visione. La mano è di J.Lee Thompson (regista per elezione di Bronson)." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 29 gennaio 1987)
"A tenere legati una serie interminabile di cliché da apprezzare la capacità di assemblare in uno stesso film un così alto numero di situazioni tipo è Charles Bronson già attore di razza ma incamminato verso un inarrestabile declino. Lontani ormai i tempi gloriosi della sporca dozzina, Bronson aveva dato vita anni fa alla figura discussa e discutibile di giustiziere notturno che colpiva e duramente la dove la legge ufficiale non poteva arrivare. Nella legge di Murphy purtroppo tutto sembra costruito su ritmi televisivi tanto da far apparire il passaggio della pellicola sullo schermo poco più che casuale mentre se ne attende la vera destinazione, quella del piccolo schermo. In queste condizioni anche a un buon attore è lecito naufragare. Peccato. Anche i B movies hanno un'anima, questo almeno ci aveva insegnato Hollywood." (Andrea Martini, 'La Nazione' ,12 febbraio 1987)
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