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Grandi effetti speciali: i tripodi, il crollo del viadotto, i rottami del Jumbo, il naufragio del traghetto (giusto per citare i migliori).
Ma a ben vedere quello che impressiona di più è l’incredibile trio protagonista: il padre Ray (cinico e fallito, la cui frase preferita è: “Non lo so!”), la figlia Rachel (ipocondriaca, già da piccola…) e il figlio Robbie (ribelle con smanie da supereroe). Queste le impressioni di primo impatto. Ma a ben vedere, Ray riesce suo malgrado ad essere eroico e a salvare i figli; lo fa fin da subito, con una frase che si rivelerà quanto mai indovinata: “Prova a cambiare il solenoide”.
Comunque sono dell’idea che il (brutto) finale, nonostante l’abbraccio tra padre e figlio (che sussurra la tanto agognata frase “Ciao, papà”), non lasci spiragli ad un miglioramento dei rapporti familiari: i due ragazzi continueranno a detestare la vita del padre e la sua scalcinata casa, senza payTV e con il frigo pieno solo di salse e burro d’arachidi.
Mi chiedo se Spielberg abbia volutamente optato per tre protagonisti dalla forte personalità e dai comportamenti sempre esagerati, con il rischio di velare la trama nonché il magistrale colpo di scena finale del romanzo di H.G.Wells.
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