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"Bianchini è una regista di 63 anni che, con lo pseudonimo di Paul Maxwell, ha una filmografia lunga un chilometro (da "Ehi amigo sei morto di darò un posto all'inferno" al "Decameron 4" fino a "SuperAndy il fratello brutto di Superman") ma con "La grande guercia" ha voluto fare un film, intimo, d'autore, raccontando l'infanzia di tre bambini durante la seconda guerra mondiale. Prodotto in relativa povertà, "La grande quercia" è una rilettura minimalista dei temi del grande cinema neorealista. Forse comunica un'immagine fin troppo idilliaca dell'infanzia, ma ha toni sinceri. E nella direzione dei bambini si intuisce che Bianchini è stato, da giovane, assistente di De Sica. Sono gli adulti, semmai, a non convincere sempre." (L'Unità) "La grande quercia è un film povero ma coerente con una visione delle cose che in tutta la sua durata non viene mai tradita. ... Eppure questo film, sebbene sia passato con successo di critica nello scorso febbraio al Festival di Berlino, è "invisibile" anche al più attento lettore dei quotidiani "tamburini": è semplicemente inedito, poichè non ha trovato un distributore. Triste destino quello di Paolo Bianchini, regista di tredici film di genere, ignorati da tutti i dizionari di cinema che d'improvviso si "redime" con un gesto d'autore e trova lo stesso muro di silenzio che lo aveva afflitto in precedenza." (Avvenimenti. 17 agosto 1998)
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