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"Tra gli uomini di spettacolo Mamet è uno tra i più versatili e prolifici. Commediografo, sceneggiatore, regista, con 'La formula' sperimenta un 'giallo' che si rifà a Hitchcock per intrigo e meccanismi narrativi, per la casualità che coinvolge il protagonista in vicende più grandi di lui e per l'intreccio di mistero e avversità che lo sprofonda in un vicolo cieco. Partito benissimo, il film regge fino a metà corsa, poi cala di giri e si sfilaccia in un finale senza mordente". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 28 febbraio 1999)
"'La formula' potrebbe anche essere l'analisi di un caso di paranoia se si scoprisse che tutti quei nemici fra loro collegati il protagonista se li inventa. Ma senza forzarne i significati accontentiamoci di avere un thrilling appassionante e accogliamo senz'altro Mamet fra i più interessanti nomi dello schieramento americano indipendente". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 30 gennaio 1999)
"Arrivato a trasformarsi da piccolo attore senza talento in uno dei maggiori drammaturghi della scena contemporanea, rappresentato frequentemente anche in Italia, finora Mamet era considerato un cineasta per hobby. Ma 'The Spanish Prisoner' è stato finalmente preso sul serio dalla critica del suo Paese, che l'ha elogiato all'unanimità. Ed è davvero un film dove la consueta materia del 'noir' si trasforma, in un sapiente dosaggio di indizi e allusioni, in qualcosa che tende ad assumere inquietanti significati esistenziali nell'ambito della psicologia del profondo. Accanto alla consueta esperta direzione degli attori in un perfetto concertato drammaturgico, Mamet esibisce un'abilità, ormai da cineasta e non più da uomo di teatro, nell'utilizzare la fotografia di Gabriel Beristain e la musica efficacissima di Carter Burwell. Nessun dubbio che sia un regista". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 febbraio 1999)
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