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La Foresta Dei Pugnali Volanti Recensione

"La Foresta Dei Pugnali Volanti" recensioni

Scheda Film
La Foresta Dei Pugnali Volanti
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:06:16
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Per due ore, il trio si batte con spade, lance, frecce e in numeri coreografati secondo l'estetica area della 'Tigre e il dragone': alcuni sono molto belli; però la moltiplicazione produce, alla lunga, un effetto di saturazione prima del sanguinoso epilogo biancorosso sulla neve. A ben guardare, tuttavia, anche il più tradizionale fra i generi del cinema d'Oriente è stato contaminato, come accade in Occidente, dall'estetica post-moderna. Così, il regista mescola intrecci e sottointrecci, film di spada e trama di spionaggio, esibizione d'effetti speciali e storia d'amore. Confezione accurata; però il regista dell'indimenticato 'Lanterne rosse' è praticamente irriconoscibile." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 18 maggio 2004)

"Attenzione: primato. Lo strepitoso numero della ballerina cieca (!) Zhang Ziyi nella prima e ammaliante sequenza de 'La foresta dei pugnali volanti', è la più bella cinecoreografia vista da molti anni in qua. Un punto di non ritorno, la prova che si possono usare gli effetti speciali di Matrix in senso poetico, un manifesto di lancinante maestria che restituisce d'un colpo alla gloriosa tradizione del cappa e spada cinese quanto l'Occidente gli aveva preso, da 'Matrix' a 'Kill Bill'. Dopo 'Hero' Zhang Yimou continua a perfezionare il suo cinema sontuosamente neovisionario distillando immagini che sfidano le leggi fisiche come i pugnali volanti del titolo, ma è più incerto nel racconto. (...) Grande cinema sperimentale insomma, su canovaccio stravecchio. Quando cambierà anche il canovaccio, resteremo a bocca aperta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 gennaio 2005)

"Alla lunga il gioco delle maschere e dei complotti s'infittisce persino troppo, complicandosi man mano che il film procede tra una verità che manda in pezzi la precedente e una rivelazione che fa vacillare ogni certezza. E' a questo punto che, nello spettatore, può insinuarsi un senso di dejà vu un po' frustrante, malgrado lo sfarzo delle immagini. Che si volatilizza, però, appena cominciamo a guardare 'la foresta dei pugnali che volano' per quel che è davvero: un grande melodramma fatto di a-solo, recitativi, cori e continui pezzi di bravura. Se in luoghi obbligati del genere, come l'imboscata nella foresta di bambù, le coreografie di Tony Ching Siu Tung toccano livelli mai raggiunti, perfino l'imprevisto contribuisce a rendere unica la sontuosa bellezza visiva del film: vedi il duello finale tra l'eroe e il suo rivale, per cui Zhang ha saputo sfruttare in maniera eccezionale una tempesta di neve sopravvenuta, inattesa, durante la lavorazione in Ucraina. Però il vero regalo è la prima coreografia, che si svolge nella casa della cortigiana: una sfida rappresentata come una scena di seduzione." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 gennaio 2005)

"In bilico tra arti marziali e melodramma in costume, 'La foresta dei pugnali volanti' rivendica la facoltà di parlare d'amore sciorinando il tripudio scenografico degli effetti speciali del cappa-e-spada cinese (wuxiapian). Il nuovo film di Zhang Yimou, da vedersi rigorosamente su grandissimo schermo, dispiega lo stesso piglio stilistico che da 'La tigre e il dragone' di Ang Lee e il suo recente 'Hero' rimanda alla linea di forte impatto giovanilistico 'Matrix'/'Kill Bill'. (...) Colpiscono i brani di strepitosa assurdità epico-coreografica - come l'iniziale Gioco dell'Eco e la rituale battaglia volante tra i rami dei bambù - ma a poco a poco il sin troppo compiaciuto carosello di agguati, tradimenti e cambi d'identità si trasforma in un dipinto impressionista circonfuso dai colori laccati di stagioni diverse. La passione, in pratica, diventa il linguaggio universale che brucia l'idea del possesso amoroso e il ghetto dei ruoli sociali o politici e l'aerea leggerezza della resa dei conti a base di coltelli roteanti, balestre di bambù e tamburi che scandiscono le torsioni dei corpi, si trasfigura in quel labirinto visionario dove forza e debolezza umane s'intrecciano quotidianamente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 gennaio 2004)

"Tutti gli onori alla grazia e alla fantasia visiva del 'wuxiapian', il cappa e spada cinese, capace di violente, raffinatissime battaglie con armi coreografiche. Il regista Zhang Yimou, redento dalle polemiche sociali invise al potere, dopo 'Hero', si rintana nell' 859 dopo Cristo ospite della dinastia Tang. (...) Ne nasce un melò pazzesco: al desiderio neppure i cinesi resistono. Un memorabile viaggio che conta due fragorosi intermezzi: il gioco dei fagioli e dei tamburi e l' attacco nella foresta di bambù." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 gennaio 2005)

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