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Affari di famiglia
Wendy e Jon avevano quasi dimenticato di avere un padre: impegnati com'erano nella proprie questioni personali, con tutte le difficoltà e le ansie che comportano, avevano relegato l'immagine dell'anziano Leonard Savage in un angolino della memoria, figura dai contorni sfumati persa in una sconosciuta località dell'Arizona. Ma la notizia della sua progressiva caduta nella demenza senile costringerà i due a confrontarsi con il passato e con i loro problemi, a fare scelte sgradevoli eppur necessarie; riusciranno ad aiutare l'anziano padre, quando non riescono nemmeno a prendersi cura di sé stessi?
Il vero che emerge dai dettagli
Un'esistenza cristallizzata nelle aspirazioni represse, nelle aspettative disattese, nelle piccole nevrosi quotidiane: The Savages rientra nella miglior tradizione del cinema indipendente americano, quella dei Todd Solondz, Paul Anderson e di certo Jim Jarmush, un cinema fatto di persone e vita vera, naturale. Ed è pura e semplice naturalezza quella che si diffonde dallo sguardo dell'autrice, Tamara Jenkins; lasciando i propri personaggi a briglia sciolta, ella osserva quanto di vero emerge dai dettagli delle loro vite, dalle insignificanti banalità quotidiane – una cintura che non si allaccia, un cuscino che non vuole farsi trovare, una parola detta nel momento sbagliato – e proprio lì ne coglie il profondo disagio, quando sono più deboli ed esposti, più vulnerabili. Li mette in ridicolo, ride affettuosamente di loro (e noi con lei), ma si tratta sempre di sorrisi amari e disillusi, mirati a una presa di coscienza – tanto dello spettatore quanto dell'autrice – che, però, non sfocia mai in assoluto distacco 'brechtiano”, riferimento non certo casuale. Al contrario, è facile simpatizzare con i due protagonisti (la strepitosa coppia Laura Linney-Philip Seymour Hoffman) e vedervi riflessa almeno una parte delle proprie ambizioni, dei propri desideri, del proprio tormento: la grande commedia malinconica della vita, dove il cinema è strumento privilegiato della memoria e delle emozioni perdute.
Finale catartico (c'è forse un bagliore il fondo al tunnel?), con un'inquadratura conclusiva di lieve, dolce poesia; ma lo sguardo resta lucido e consapevole, seppure non rassegnato. Da vedere.
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