Database dei film

La Fabbrica Di Cioccolato Recensione

"La Fabbrica Di Cioccolato" recensioni

Film
La Fabbrica Di Cioccolato
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-08-25 04:01:11
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Fantasia, crudeltà, sogni, divertimento. Fiumi di cioccolato, prati di menta, laghi di miele, alberi di caramelle, colline di panna montata o di marmellata; ma anche nanetti al lavoro forzato, insidie e pericoli, punizioni e sparizioni. Tratto dal testo famoso di Roald Dahl, il film è molto bello. (...) I nanetti sono un unico nano, Deep Roy, pure lui molto bravo, moltiplicato all'infinito dalla creativa e perfetta lavorazione in digitale." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 23 settembre 2005) "Fra evocazioni dei film con Ester Williams, di '2001. Odissea nello spazio' e del burtonian deppian 'Edward mani di forbice', 'La fabbrica di cioccolato' talora traccheggia. Ma, oltre che una lezione di cinema, è una lezione di vita sul tema: i doveri danno diritti, non viceversa." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 23 settembre 2005) "Per le vie della complessità, il film approda insomma a una conclusione più esplicita e moralistica rispetto al disimpegnato surrealismo della pagina. Ciò che conta, però, è l'impeccabile gusto con cui Tim Burton inventa l'ambiente della favola, ispirandosi a Chagall e ad altri modelli di pittura espressionista, nonché l'andamento di un racconto ritmato in un crescendo di buffi incidenti e svarianti trovate. Bastava rinunciare alle troppe allusioni confuse e a una vaga morbosità, per fare di questo film un classico del cinema per ragazzi; ma La fabbrica di cioccolato va bene anche così." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 23 settembre 2005) "Un film per bambini fatto per galvanizzare gli adulti (soprattutto quelli stressati e perplessi). Un film per adulti fatto per inquietare i bambini (soprattutto quelli riveriti e satolli). A metà del guado c'è 'La fabbrica di cioccolato' di Tim Burton, tratto da un romanzo di Roald Dahl (1964) venduto in tutto il mondo e già trasposto in un film di culto nei paesi anglosassoni (1971): nel suo versante riuscito, un magnifico viaggio nella fantasia della crudeltà e nel divertimento dei sogni; in quello imperfetto, una fantasmagoria che risolve in termini edificanti un tetro incubo nevrotico. Burton esegue anche stavolta i leitmotiv che ne hanno fatto uno dei registi contemporanei più completi e complessi, dall'emarginazione degli eccentrici al tormentoso rapporto padre-figli, dalla disperazione del fanciullino al tripudio di colori e sapori offerto dal mondo a chiunque sappia guardarlo con occhi innocenti. (...) Le invenzioni visive e scenografiche, lo humour illogico o assurdo e la folla di personaggi paradossali evocano il pathos della crescita e dell'adattamento alla "realtà" delle arbitrarie convenzioni della vita adulta: peccato, però, che i numeri musicali (doppiati) risultino troppo mediocri e che il bambino-Alice e l'adulto-Cappellaio Matto approdino in un finale di pedagogica redenzione psicanalitica. Non è il sentimento, peraltro pudico e incantevole, che inficia le qualità del film, quanto la perdita progressiva del suo romanticismo favoloso e grottesco, della sua essenza morbosa e allucinatoria, persino del suo tocco di presunzione o saccenteria allusivo degli inevitabili vizi umani." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 settembre 2005)

Copyright © Cinematografo 2007.


Database dei film