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Un amore mai consumato
Da cinque anni, ormai, il generale Armand de Montriveau setaccia i conventi di mezzo mondo alla ricerca di una donna, Antoinette de Navarreins, la duchessa di Langeais. Giunto su un'isola spagnola per ristabilire l'autorità di Ferdinando VII – siamo in piena Restaurazione – Armand ritrova finalmente la sua amata presso le Carmelitane Scalze, e in via del tutto eccezionale ottiene d'incontrarla; ma qual è la loro storia? Perché la donna si è rinchiusa in convento? Con un balzo temporale, scopriamo che i due si sono conosciuti a Parigi cinque anni prima, quando la duchessa si trovava ancora immersa nelle gioie della mondanità: una sera, affascinata dalla cupezza e dal passato avventuroso di Armand, aveva deciso di intraprendere con lui un'amicizia molto stretta che, con il trascorrere delle settimane, sarebbe sfociata in un amore represso e ambiguo. Ma in seguito alle ritrosie di Antoinette, Armand aveva troncato il rapporto, e la donna, pentita, si sarebbe poi presentata a lui con un doloroso ultimatum…
La stretta soffocante delle convenzioni
Partendo dall'idea di un film che contrapponesse fra loro Jeanne Balibar e Guillame Depardieu, Jacques Rivette ha adattato il romanzo Nes touchez pas la hache (La Duchessa di Langeais, in Italia) di Honoré de Balzac. Una storia che, per citare il regista, 'è emblematica degli errori commessi da quel piccolo clan del faubourg Saint-Germain in quel momento preciso della Restaurazione”: un periodo, si potrebbe aggiungere, dominato da rigide convenzioni e da valori quali il potere e l'esteriorità, fondamenta molto fragili e, già nella relazione fra la duchessa e Armand, traballanti. In tale rapporto – tormentato per lui e giocoso per lei – effettivamente si rispecchia tutta l'ipocrisia di una società preoccupata di salvaguardare le apparenze, ma disposta ad accettare e assecondare sottobanco ogni capriccio, ogni sopruso, ogni atto di prevaricazione, anche il più ignobile. E non è certo un caso che il film sia girato quasi esclusivamente in interni: ornate di decorazioni preziose e di specchi che, invece di 'sfondare” le pareti, si limitano ad affermare ulteriormente il valore dell'esteriorità, le ambientazioni dell'alta società parigina opprimono e soffocano con le loro luci scarse, tenui e mai naturali, costituendosi al pari di prigioni dorate – simbolo di convenzioni altrettanto soffocanti – in cui i personaggi si rinchiudono come in un mondo a sé stante. Ma un mondo simile non permette di amarsi con serenità, e le pulsioni non troveranno mai sfogo.
Scandito da didascalie che dipanano la storia come farebbe un narratore letterario (soluzione un po' semplice e invasiva, a dire il vero), La duchessa di Langeais soffre forse di una eccessiva cerebralità, è un film costruito impiegando la testa più che le viscere, la razionalità più che la passione. Non c'è reale trasporto nel raccontare la storia di Armand e Antoinette, e l'abile messa in scena del regista, fatta di campi totali e raffinati piani sequenza, di certo non stimola l'empatia: ma era probabilmente questa l'intenzione di Rivette, che sottolinea la rigidità delle convenzioni dell'epoca con un film controllato e (per l'appunto) sin troppo convenzionale.DVD Caratteristiche tecniche
Formato Video: 1.85:1 widescreen anamorfico
Strato: doppio
Formato Audio : francese (con sottotitoli in italiano) e italiano dolby digital 5.1
Sottotitoli: italiano, italiano per non udenti
L'edizione dvd, proposta da Dolmen Home Video in cofezione amaray, ha una grafica essenziale, pulita ed elegante. Non sono presenti inserti cartacei
Buona la qualità audio, con un suono cristallino e privo di impefezioni, e ottima la qualità video: le immagini sono ben contrastate, i colori nitidi e brillanti, ben saturi e tarati.
Contenuti speciali
Limitati ma interessanti i contentui speciali.
Intervista a Guillame Depardieu (9 minuti)
Si spiega il rapporto con la regia e con la sceneggiatura, e il lavoro per il film.
Intervista allo scenografo Manu de Chauvigny (8 minuti)
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