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La Commedia Di Dio Recensione

"La Commedia Di Dio" recensioni

Scheda Film
La Commedia Di Dio
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:43:49
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

Esposto all'ultima mostra veneziana, "La commedia di Dio" ebbe il secondo premio dalla giuria ufficiale, ne buscò due altri paralleli (il Pasinetti del Sindacato giornalisti cinematografici e quello di "Filmcritica"), risultò in testa alle preferenze dei collaboratori del mensile "Cineforum" con l'altissima media di 4,41 davanti a "Clockers" di Spike Lee (3,71) e a "La cerimonia" di Chabrol (3,71). Anche perché costretto dal basso costo, l'eccentrico Monteiro pratica l'estetica moderna ed europea della durata: rari e minimi movimenti della cinepresa che è spesso ferma, intenta a inquadrature frontali di lunga durata; montaggio ridotto all'indispensabile; rari e brevi interventi di musica classica (Haydn soprattutto, Monteverdi, Strauss). A Venezia chi scrive s'era lamentato dell'abuso di quest'estetica, di eccessi che sconfinavano nel sadomasochismo, cimentando la pazienza dello spettatore e danneggiando il film che ha per epicentro una gelateria del centro e per protagonista un raffinato gelataio, fumatore forsennato, che colleziona peli pubici femminili in un "libro dei pensieri", inizia al sesso le sue giovanissime commesse e impartisce loro puntigliose lezioni di igiene esterna, intima e mentale. (Il Giorno, Morando Morandini, 10/4/96) Nell'enigmatico film, premiato a Venezia con l'argento, João César Monteiro, interprete e regista, insinua l'elegia di una resistenza alla modernità che include l'erotismo come espressione di pulsione individuale. Al rallentatore, le risate arrivano; scatta in finale una bizzarra solidarietà con il satiro mortificato. Lungo quasi tre ore, il film premia la pazienza confermando il talento di Monteiro, un Woody Allen di Lisbona che gioca al ribasso più dell'imbranato di Manhattan, introducendo con Claudia Teixeira una bellezza da continuare a filmare prima che il tempo ne appanni il fulgore. (Corriere della Sera, Tullio Kezich, 4/4/96)

"La commedia di Dio è un film strano, lungo (tre ore), raccontato secondo ritmi e modi inusuali; racconta un'ossessione, quella di João, erotomane dai tempi lenti e dalle idee fisse. Nel territorio erotico, il film non concede gran che al voyeurismo, e molto a quell'occhio più potente che è la fantasia. Ma ha un'eleganza impeccabile e riesce anche a far scattare le risate, intriso com'è di uno humour eccentrico e imprevedibile. Insomma, è un film da scegliere sapendo che si va incontro a delle sorprese, ma preparati anche a qualche piccolo choc per i tempi e il linguaggio. Che Monteiro sia un autore stravagante i cinefili lo sanno da lunga pezza, così come lo sanno gli spettatori di Venezia, dove già "Ricordi della casa gialla" - un'altra commedia, un'altra bizzarria con risvolti autobiografici - gli ha conquistato sette anni fa un altro Leone d'argento". (La Repubblica, Irene Bignardi, 5/4/96)

Copyright © Cinematografo 2006.



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